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Blog – Gruppo MultiMedica

Colesterolo: cosa dobbiamo sapere

Molti pazienti chiedono al proprio Medico come comportarsi se i valori di colesterolo nel sangue risultano maggiori di 200 mg/dL, nel timore di soffrire di patologie legate in qualche modo a malattie cardiovascolari. Quando il colesterolo diventa pericoloso? E cosa possiamo fare per ridurlo e prevenirne gli effetti sulle arterie?

Che cos’è il colesterolo e perché può diventare un problema?

I vasi arteriosi portano il sangue e l’ossigeno ai vari tessuti, in particolare al cuore e al cervello. Quando sulle loro pareti si formano placche che ne restringono il diametro, il flusso sanguigno può ridursi fino a causare patologie anche gravi.

I grassi (o lipidi) sono sostanze insolubili in acqua e, per essere trasportati dal fegato, che li produce, ai vari organi, devono legarsi nel sangue ad alcune proteine trasportatrici, chiamate lipoproteine. Tra queste, le più pericolose, in grado di determinare il maggiore danno sui vasi arteriosi sono quelle a bassa densità o LDL.

Colesterolo LDL e HDL: differenze e ruolo nelle arterie

  • Il colesterolo LDL (a bassa densità) è quello maggiormente coinvolto nello sviluppo dell’aterosclerosi, perché tende a depositarsi sulle pareti arteriose.
  • Il colesterolo HDL (ad alta densità) svolge una funzione protettiva, rimuovendo il colesterolo in eccesso dai tessuti e riportandolo al  fegato, svolgendo così una funzione di “spazzino”.

Fattori come diabete, fumo, ipertensione, trigliceridi elevati e familiarità per malattie coronariche possono amplificare di molto lo sviluppo della malattia aterosclerotica e la comparsa delle sue gravi complicanze cliniche (in primo luogo, l’infarto cardiaco o cerebrale).

Dislipidemia: quando i grassi nel sangue sono troppo alti

Un’eccessiva concentrazione dei grassi nel sangue è definitiva in medicina con il termine dislipidemia.
Le forme più comune sono le dislipidemie primitive, spesso su base genetica, che possono interessare più membri della stessa famiglia e richiedono un trattamento mirato.

Valori di riferimento del profilo lipidico

Colesterolo-LDL > 130 mg/dl
Colesterolo totale (CT) > 200 mg/dL
Trigliceridi (TG) > 150 mg/dL
Colesterolo HDL Uomo < 40 mg/dL Donna < 50 mg/dL

I rischi del colesterolo alto per cuore e arterie

Le patologie cardiovascolari su base aterosclerotica (sindromi coronariche acute e croniche, arteriopatia obliterante degli arti inferiori, ictus) sono molto più frequenti nei soggetti con colesterolo-LDL elevato, soprattutto se associato al diabete, ai trigliceridi e alla riduzione del colesterolo buono (HDL).

Sindrome metabolica e aterosclerosi

Questa condizione è definita “sindrome metabolica”: le lipoproteine-LDL diventano più piccole e dense, penetrano più facilmente nella parete delle arterie e favoriscono la formazione di placche.
Nel tempo, queste placche possono crescere o rompersi, innescando la formazione di un trombo e bloccando il flusso di sangue verso organi vitali.

Come valutare il rischio cardiovascolare globale

Il colesterolo, da solo, non può definire accuratamente la probabilità di malattia negli anni successivi. È necessario considerare anche altri fattori, tra cui:

  1. Il diabete
  2. L’ipertensione
  3. Il fumo
  4. L’aumento della massa del cuore
  5. La presenza di placche sulle carotidi
  6. La presenza di proteine nelle urine
  7. La riduzione della funzione cardiaca e di quella renale.

Di conseguenza, l’obiettivo della terapia nel ridurre i valori di colesterolo deve essere tanto più deciso quanto maggiore risulta il profilo di rischio del singolo individuo.

Se riduciamo il colesterolo, possiamo diminuire il rischio di malattia?

La risposta è sicuramente affermativa ed è sostenuta da tutta una serie di studi. La scelta terapeutica deve essere guidata dal corretto inquadramento del rischio cardio-vascolare del paziente.  Gli interventi sullo stile di vita e l’alimentazione sono indispensabili. Se questi non ottengono un’efficace riduzione dei livelli di colesterolo, deve essere iniziata la terapia farmacologica, in genere con una statina (ma vengono utilizzati anche altri farmaci: l’ezetimibe, la niacina, la colestiramina). La dose deve essere basata sui livelli iniziali di colesterolo e sul profilo di rischio del paziente.
Raramente, in corso di terapia può comparire dolore muscolare e aumento di alcuni enzimi nel sangue. In tal caso, occorre sospendere il farmaco o ridurre il dosaggio.

Le ipertrigliceridemie, cioè la presenza in modo anomalo di trigliceridi nel sangue, rispondono meglio alle modifiche dello stile di vita, in particolare alla dieta ipolipidica e alla limitazione del consumo di alcol; tuttavia, nel caso di un mancato effetto terapeutico occorre impiegare i fibrati e gli acidi grassi omega-3.

Consigli pratici per tenere sotto controllo il colesterolo

Affidarsi solo ai farmaci senza seguire un corretto stile di vita e una dieta corretta non è consigliabile.

Infatti, è altrettanto importante:

  1. ridurre il sovrappeso e l’iperglicemia;
  2. controllare i valori della pressione;
  3. sospendere il fumo;
  4. aumentare l’attività fisica ad almeno 30 minuti di cammino veloce al giorno.

Sul piano della dieta occorre:

  1. consumare poco sale;
  2. ridurre l’assunzione di grassi animali;
  3. aumentare quella di fibre legumi, vegetali, frutta e cereali;
  4. condire con olio d’oliva o di mais (niente burro e margarina);
  5. consumare pochi alcoolici (massimo 1 bicchiere di vino rosso per pasto);
  6. evitare gli zuccheri semplici (a differenza di quelli complessi contenuti nella pasta, pane, riso, meglio se integrali).

Quella che viene definita “dieta mediterranea” trova ora ampie conferme anche nelle più prestigiose riviste scientifiche internazionali.

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