Perché la “pancetta” è un fattore di rischio per la salute?
La cosiddetta “pancetta”, cioè l’accumulo di grasso nella zona addominale, non è solo una questione estetica. Sempre più studi dimostrano che il grasso viscerale (quello che si deposita intorno agli organi interni) è associato a un aumento significativo del rischio di sviluppare diverse malattie croniche.
A differenza del grasso sottocutaneo, che si trova sotto la pelle, il grasso viscerale addominale è metabolicamente attivo: produce sostanze infiammatorie e ormoni che possono alterare il metabolismo e influenzare negativamente il funzionamento di diversi organi.
Per questo motivo la circonferenza addominale, che riflette la quantità di grasso viscerale nell’addome, è considerata uno dei principali indicatori di rischio cardiometabolico.
Grasso viscerale: perché è più pericoloso di quello sottocutaneo?
Non tutto il grasso corporeo ha lo stesso impatto sulla salute. Quello viscerale, nello specifico, si accumula in profondità nella cavità addominale circondando organi importanti come fegato, pancreas e intestino. Si tratta di un tessuto adiposo particolarmente attivo dal punto di vista metabolico, che può:
- aumentare i livelli di infiammazione cronica,
- favorire la resistenza all’insulina,
- alterare il metabolismo dei lipidi,
La combinazione di questi fattori contribuisce ad aumentare il rischio di sviluppare diverse patologie metaboliche e cardiovascolari.
Quali malattie sono associate alla pancetta?
Come abbiamo visto, l’eccesso di grasso addominale è associato a un aumento del rischio di diverse condizioni, tra cui:
Malattie cardiovascolari
La presenza di tessuto adiposo nella regione addominale è spesso accompagnata da un aumento della pressione arteriosa, dei trigliceridi e del colesterolo “cattivo” (LDL), fattori che contribuiscono allo sviluppo di patologie cardiovascolari, come infarto e ictus.
Diabete di tipo 2
Una maggiore circonferenza vita è fortemente associata alla resistenza all’insulina, una condizione in cui l’organismo fatica a utilizzare correttamente questo ormone. Con il tempo, questo meccanismo può favorire la comparsa del diabete di tipo 2.
Sindrome metabolica
La circonferenza vita è un indicatore chiave nella diagnosi della sindrome metabolica, una condizione caratterizzata dalla presenza contemporanea di più fattori di rischio, come valori di pressione arteriosa elevati, alterazioni dei lipidi (trigliceridi alti, colesterolo “buono” basso) e glicemia elevata – che aumentano la probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari.
Fegato grasso (steatosi epatica)
Il grasso viscerale è spesso associato anche all’accumulo di grasso nel fegato, una condizione sempre più diffusa che può evolvere in forme più gravi di malattia epatica.
Tumori
L’associazione tra obesità viscerale e alcuni tipi di cancro (stomaco e colon nell’uomo, utero e mammella nella donna) è documentata.
Come capire se la pancetta è un rischio per la salute
Un indicatore semplice e utile è la circonferenza vita, che permette di stimare la quantità di grasso addominale. Sono considerati indicativi di obesità addominale e di rischio cardio-metabolico aumentato valori superiori a 94 cm di circonferenza addominale nell’uomo e a 80 cm nella donna, mentre valori superiori a 102 nell’uomo e a 88 nella donna sono correlati ad un rischio molto alto di patologie cardiometaboliche nelle popolazioni europee.
Anche il rapporto vita-altezza e l’indice di massa corporea (IMC, o body mass index, BMI, in inglese) possono aiutare a valutare il rischio complessivo, ma la circonferenza addominale resta uno degli indicatori più immediati e utilizzati nella pratica clinica.
Perché la pancetta è più comune negli uomini?
L’accumulo di grasso addominale aumenta con l’età ed è più frequente negli uomini rispetto alle donne, soprattutto prima della menopausa. Questo dipende principalmente da fattori ormonali: gli estrogeni tendono a favorire un deposito di grasso più periferico (su fianchi e cosce), mentre negli uomini il grasso si concentra più facilmente nella regione addominale.
Anche lo stile di vita può contribuire a questo fenomeno: sedentarietà, alimentazione ricca di calorie e stress favoriscono l’accumulo di grasso viscerale.
Come ridurre il grasso addominale?
La riduzione della “pancetta” non dipende da esercizi mirati per l’addome, ma da un approccio globale che coinvolge alimentazione e stile di vita.
- Attività fisica regolare: l’esercizio aerobico (camminata veloce, corsa, bicicletta) e l’allenamento di forza aiutano a ridurre il grasso viscerale e migliorare il metabolismo;
- Alimentazione equilibrata: una dieta ricca di frutta e verdura, cereali integrali, legumi, pesce e povera di zuccheri raffinati, grassi saturi e alimenti ultraprocessati favorisce il controllo del peso e della circonferenza addominale;
- Dormire bene e gestire lo stress: Sonno insufficiente e stress cronico possono aumentare i livelli di cortisolo, un ormone che favorisce l’accumulo di grasso addominale.
Quando è necessario rivolgersi allo Specialista?
In presenza di un aumento della circonferenza addominale è utile non sottovalutare il problema, soprattutto se si associano altri fattori di rischio come sovrappeso, pressione arteriosa elevata, alterazioni della glicemia o di colesterolo/trigliceridi.
Rivolgersi a uno specialista può essere importante quando il grasso addominale tende ad aumentare nonostante uno stile di vita attivo, oppure quando sono presenti familiarità per diabete, malattie cardiovascolari o sindrome metabolica. In questi casi, una valutazione medica permette di analizzare in modo più completo lo stato di salute metabolica e individuare eventuali strategie di prevenzione o trattamento personalizzate.
Attraverso una visita specialistica e, se necessario, alcuni esami di laboratorio o strumentali non invasivi, è possibile valutare i principali indicatori di rischio cardiometabolico e impostare un percorso mirato che includa alimentazione, attività fisica e controllo dei fattori di rischio.
A cura della Prof.ssa Caterina Conte, Responsabile Unità Operativa di Ricerca “Obesità e Complicanze Cardiometaboliche dell’Obesità”, Dipartimento Interpresidio di Endocrinologia, Nutrizione e Malattie Mataboliche, IRCCS MultiMedica