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Blog – Gruppo MultiMedica

Perché in primavera ci sentiamo più stanchi?

Con l’arrivo della primavera, le giornate si allungano, le temperature diventano più miti e la natura si risveglia. Eppure, molte persone riferiscono una sensazione di stanchezza, sonnolenza e calo di energia proprio in questo periodo. Si tratta di un fenomeno comune, spesso definito “astenia primaverile”, legato a una serie di adattamenti fisiologici che l’organismo deve affrontare durante il cambio di stagione.

Cos’è la stanchezza primaverile?

La stanchezza primaverile non è una malattia, ma una condizione temporanea caratterizzata da:

  • affaticamento persistente
  • difficoltà di concentrazione
  • sonnolenza durante il giorno
  • irritabilità
  • calo di energia fisica e mentale

Questi sintomi tendono a comparire con il cambio di stagione e a risolversi spontaneamente nel giro di alcune settimane, quando l’organismo si adatta ai nuovi ritmi ambientali.

Perché il cambio di stagione influisce sull’energia e l’umore?

Sentirsi stanchi nel cambio di stagione è una condizione piuttosto comune. Il corpo attraversa una fase di adattamento e impiega tempo per “ricalibrarsi” rispetto ai nuovi ritmi stagionali. Le possibili cause di questa condizione non sono note, ma si ritiene che possano essere legate a diversi fattori:

Il ruolo del ritmo circadiano

Il nostro organismo segue un “orologio biologico” interno, regolato dalla luce e dal buio. In primavera, l’aumento delle ore di luce e il passaggio all’ora legale modificano il ritmo circadiano, alterando temporaneamente l’equilibrio sonno e veglia.

Questo cambiamento può creare una fase di adattamento in cui l’organismo fatica a sincronizzarsi con i nuovi orari, con conseguente senso di stanchezza, difficoltà a svegliarsi al mattino e calo di energia durante il giorno.

Cambiamenti ormonali e neurochimici

L’aumento dell’esposizione alla luce solare tipico della primavera influenza direttamente la produzione di alcuni ormoni e neurotrasmettitori. In particolare, la luce riduce la secrezione di melatonina, l’ormone che regola il sonno e favorisce quella di serotonina, il cosiddetto “ormone del buonumore”.

Questa “riorganizzazione” biochimica non è immediata: l’organismo ha bisogno di tempo per adattarsi ai nuovi ritmi luce-buio. Durante questa fase di transizione è quindi possibile avvertire sonnolenza, affaticamento o instabilità dell’umore.

Quanto dura la stanchezza primaverile?

La durata varia da persona a persona, ma generalmente i sintomi tendono a migliorare nel giro di 2–3 settimane.

Se la sensazione di affaticamento persiste più a lungo o si associa ad altri disturbi (come perdita di peso, insonnia marcata o calo dell’umore), è opportuno rivolgersi al medico per escludere altre cause.

Cosa fare per contrastare la stanchezza primaverile?

Adottare alcune semplici abitudini può aiutare l’organismo ad adattarsi più rapidamente al cambio di stagione.

Regolarizzare il sonno

Mantenere orari di sonno regolari, andando a dormire e svegliandosi più o meno alla stessa ora ogni giorno, aiuta a stabilizzare i ritmi circadiani e a migliorare la qualità del riposo. Per favorire un sonno davvero ristoratore è utile anche prestare attenzione ad alcune abitudini serali:

  • evitare il consumo di alcolici, caffeina e nicotina nelle 6-7 ore precedenti il riposo;
  • preferire una cena leggera e facilmente digeribile;
  • ridurre l’esposizione alla luce blu (smartphone, tablet e schermo del pc) prima di dormire;
  • limitare l’attività fisica intensa nelle 3-4 ore prima di coricarsi.

Esporsi alla luce naturale

Trascorrere tempo all’aria aperta, soprattutto nelle ore del mattino, favorisce la regolazione dell’orologio biologico e stimola la produzione di serotonina.

Curare l’alimentazione

Una dieta equilibrata, ricca di frutta e verdura di stagione, contribuisce a fornire vitamine e sali minerali utili per contrastare la stanchezza. È importante anche mantenere una corretta idratazione.

Quando rivolgersi allo specialista?

Se la stanchezza è intensa, persistente o interferisce con le attività quotidiane, è consigliabile approfondire con il medico.

In alcuni casi, infatti, l’affaticamento può essere legato a condizioni come anemia, disturbi tiroidei o carenze nutrizionali.

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