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Fibroscan (elastografia epatica)

Il fegato è un organo silenzioso: spesso non dà segnali evidenti anche quando qualcosa non va. Il Fibroscan, conosciuto anche come elastografia epatica, è uno degli strumenti più efficaci a disposizione degli specialisti per valutarne la salute in modo preciso, rapido e completamente non invasivo. Niente aghi, niente anestesia, nessun ricovero: bastano pochi minuti per ottenere informazioni preziose sullo stato del tessuto epatico.

Cos’è il Fibroscan e come funziona

Il Fibroscan è un esame strumentale che misura la rigidità del fegato attraverso onde elastiche a bassa frequenza. In pratica, una piccola sonda appoggiata sulla pelle genera una vibrazione meccanica che si propaga attraverso il tessuto epatico: più il fegato è rigido, cioè più è compromesso dalla fibrosi, più velocemente si propaga l’onda. Lo strumento registra questa velocità e la converte in un valore numerico, espresso in kilopascal (kPa), che indica il grado di rigidità tissutale.

Vale la pena chiarire una distinzione che spesso crea confusione: Fibroscan è un marchio commerciale (del dispositivo prodotto da Echosens), mentre elastografia epatica è il termine che indica la metodica in senso più ampio. Esistono diverse tecniche di elastografia, tra cui l’elastografia transitoria (quella del Fibroscan classico), l’ARFI e la SWE, che possono essere integrate in alcuni ecografi evoluti, ma tutte condividono lo stesso principio fisico: misurare la rigidità del fegato per stimare il grado di fibrosi.

Rispetto alla biopsia epatica, che rimane la prestazione di riferimento diagnostico, l’elastografia epatica ha il grande vantaggio di essere non invasiva e ripetibile nel tempo, rendendola ideale per il monitoraggio a lungo termine.

A cosa serve: quando si prescrive il Fibroscan

Il Fibroscan viene prescritto principalmente per valutare la presenza e il grado di fibrosi epatica, cioè quella progressiva cicatrizzazione del tessuto del fegato che può evolvere, nel tempo, verso la cirrosi. Le patologie in cui questo esame è più utile sono:

  • Steatosi epatica non alcolica (NAFLD/MASLD): il fegato grasso è una condizione sempre più diffusa, spesso legata a sovrappeso, diabete e sindrome metabolica. Il Fibroscan permette di capire se la situazione è ancora reversibile o se si è già innescato un processo fibrotico;
  • Epatite cronica da virus B o C: nelle infezioni croniche da HBV e HCV, l’elastografia epatica aiuta a stadiare il danno e a decidere se è il momento di avviare una terapia antivirale;
  • Malattia epatica alcolica: in chi consuma alcol in modo prolungato, l’esame fornisce una stima oggettiva del grado di compromissione epatica;
  • Monitoraggio post-trattamento: dopo una terapia antivirale efficace per l’epatite C, il Fibroscan serve a verificare se la fibrosi si sta riducendo nel tempo;
  • Follow-up della cirrosi: permette di monitorare l’evoluzione della malattia senza dover ricorrere periodicamente a procedure invasive.

Lo specialista può richiedere il Fibroscan anche in presenza di alterazioni agli esami del sangue (transaminasi elevate, GGT alta) che suggeriscano un problema epatico, anche in assenza di sintomi.

Come si svolge l’esame: cosa succede durante il Fibroscan

L’esame è semplice, rapido e del tutto indolore. Ecco come si svolge, passo dopo passo:

  1. il paziente si sdraia sul lettino, con il braccio destro sollevato sopra la testa, in modo da esporre il fianco destro;
  2. il medico applica un gel sulla cute, nella zona intercostale destra, sotto la gabbia toracica; la stessa area in cui si fa di solito un’ecografia del fegato;
  3. la sonda viene appoggiata delicatamente sulla pelle e il dispositivo invia le onde elastiche nel tessuto epatico, rilevandone la risposta;
  4. il sistema esegue automaticamente una serie di misurazioni (di solito 10), calcolando la mediana e un indice di affidabilità del risultato (IQR);

L’intera procedura dura circa 10-15 minuti e al termine lo specialista può già discutere i risultati con il paziente.

Non si avverte alcun dolore: al massimo una lieve sensazione di vibrazione sulla pelle. Non è necessaria anestesia, sedazione o preparazione farmacologica di alcun tipo.

L’esame viene eseguito da un medico specialista, tipicamente un gastroenterologo o un epatologo con specifica formazione nell’utilizzo del dispositivo.

Come prepararsi all’elastografia epatica

La preparazione è semplice ma importante per ottenere risultati affidabili. Ecco le indicazioni da seguire prima dell’esame:

  • digiuno di almeno 3-4 ore: è la condizione più importante. Un pasto recente, soprattutto ricco di grassi, aumenta temporaneamente la rigidità del fegato e può alterare i valori. Acqua e farmaci abituali sono generalmente consentiti;
  • niente alcol nelle 24 ore precedenti: l’alcol provoca un’infiammazione transitoria del tessuto epatico che falsifica il risultato;
  • evitare attività fisica intensa nelle ore precedenti l’esame;
  • nessuna sospensione dei farmaci abitualmente assunti, salvo indicazione specifica del medico;
  • abbigliamento comodo: indossare capi che permettano di scoprire facilmente il fianco destro. Non sono necessari indumenti particolari né la disinfezione della cute.

Se si è in gravidanza o si porta un pacemaker, è necessario comunicarlo prima della prenotazione: in alcuni casi possono essere necessarie valutazioni specifiche.

Come si leggono i risultati: i valori del Fibroscan

Il principale parametro misurato dal Fibroscan è la rigidità epatica, espressa in kilopascal (kPa). Più alto è il valore, più rigido e quindi più compromesso è il tessuto del fegato. I risultati vengono classificati secondo la scala Metavir, che va da F0 (nessuna fibrosi) a F4 (cirrosi).

Valori di riferimento per la fibrosi epatica (scala Metavir)

Stadio Metavir Grado di fibrosi Valore indicativo (kPa)
F0 Nessuna fibrosi < 6 kPa
F1 Fibrosi lieve 6 – 7,1 kPa
F2 Fibrosi moderata 7,1 – 9,5 kPa
F3 Fibrosi severa 9,5 – 12,5 kPa
F4 Cirrosi epatica > 12,5 kPa

Nota: le soglie possono variare leggermente a seconda della patologia sottostante (epatite B, C, steatosi alcolica o non alcolica) e delle linee guida di riferimento. È sempre il medico a interpretare il risultato nel contesto clinico specifico del paziente.

Il parametro CAP: valutare anche la steatosi

I dispositivi Fibroscan più recenti misurano anche il CAP (Controlled Attenuation Parameter), un valore espresso in decibel per metro (dB/m) che stima la percentuale di steatosi, cioè la quantità di grasso accumulata nel fegato. Anche in questo caso esistono soglie orientative:

Grado di steatosi Quota di grasso CAP (dB/m)
S0 < 5% (assente) < 238 dB/m
S1 5 – 33% (lieve) 238 – 259 dB/m
S2 34 – 66% (moderata) 260 – 292 dB/m
S3 > 66% (severa) > 292 dB/m

Affidabilità del risultato

Ogni referto include anche l’IQR (Interquartile Range): se questo valore supera il 30% della mediana, il risultato è considerato meno affidabile e potrebbe essere necessario ripetere l’esame o integrare con altri accertamenti. Un tecnico o medico esperto valuterà questo aspetto direttamente durante l’esame.

Controindicazioni e limiti dell’esame

Il Fibroscan è un esame sicuro e ben tollerato, ma esistono alcune condizioni in cui va utilizzato con attenzione o non è applicabile:

  • gravidanza: l’esame non è raccomandato, per precauzione.
  • pacemaker o defibrillatore impiantabile: la sonda standard non è indicata; in alcuni casi può essere valutata una tecnica alternativa.
  • obesità marcata: il tessuto adiposo in eccesso può interferire con la propagazione delle onde. I dispositivi moderni sono dotati di una sonda XL pensata proprio per i pazienti con alta circonferenza addominale.
  • ascite: la presenza di liquido libero in addome compromette la trasmissione delle onde e rende il risultato inaffidabile.
  • epatite acuta o transaminasi molto elevate: un’infiammazione acuta del fegato aumenta temporaneamente la rigidità tissutale indipendentemente dalla fibrosi, portando a falsi positivi.

Dal punto di vista diagnostico, il Fibroscan è molto preciso nell’identificare i casi estremi (nessuna fibrosi vs. cirrosi conclamata), ma può essere meno accurato nel distinguere i gradi intermedi. In questi casi, il medico potrebbe integrare il risultato con altri esami — come la biopsia epatica o la risonanza magnetica elastografica — per arrivare a una diagnosi più precisa.

Fibroscan a confronto con altri esami del fegato

Il Fibroscan non è l’unico strumento per valutare la salute del fegato. Ecco come si confronta con le altre opzioni più comuni:

Esame Invasività Cosa valuta Quando è preferibile
Fibroscan Non invasivo Fibrosi epatica + steatosi (CAP) Screening, monitoraggio nel tempo, follow-up terapeutico
Ecografia addominale Non invasiva Morfologia e dimensioni degli organi Prima valutazione, sospetta patologia strutturale
Biopsia epatica Invasiva (ago) Fibrosi, infiammazione, istologia completa Diagnosi in casi complessi o dubbi diagnostici
Elastografia RM Non invasiva Rigidità epatica (alta accuratezza) Pazienti obesi, situazioni cliniche complesse
Esami del sangue (FIB-4, APRI) Non invasivi Stima indiretta della fibrosi Primo livello, da integrare con imaging

La scelta tra questi strumenti non è mai automatica: è lo specialista a decidere qual è il percorso più appropriato in base alla storia clinica, ai sintomi e agli esami già effettuati.

Come prenotare il Fibroscan presso le strutture MultiMedica

Prenotare il Fibroscan presso le strutture MultiMedica è semplice e veloce. Puoi scegliere la modalità più comoda per te:

  • online, accedendo alla pagina MyMultiMedica. Puoi verificare disponibilità, scegliere la sede e confermare l’appuntamento in pochi clic;
  • tramite i canali tradizionali (telefono o sportello), seguendo le indicazioni riportate nella pagina Informazioni e Prenotazioni.

Domande frequenti sul Fibroscan

Il Fibroscan è la stessa cosa dell’elastografia epatica?
Sì, nella sostanza. “Fibroscan” è il nome commerciale del dispositivo più diffuso per eseguire l’elastografia epatica transitoria; il termine “elastografia epatica” indica invece la metodica in generale, che può essere eseguita anche con altri strumenti.

Quante ore di digiuno sono necessarie prima del Fibroscan?
È consigliabile digiunare per almeno 3-4 ore prima dell’esame. Un pasto recente, soprattutto ricco di grassi, può alterare temporaneamente la rigidità del fegato e influenzare i risultati.

Il Fibroscan fa male?
No. L’esame è completamente indolore. Si avverte al massimo una lieve vibrazione cutanea nella zona in cui viene appoggiata la sonda.

Quanto dura l’esame?
Di solito tra i 10 e i 15 minuti, inclusi il posizionamento e la comunicazione dei risultati da parte del medico.

Con il Fibroscan si vede anche il grasso nel fegato?
Sì, i dispositivi di ultima generazione misurano anche il parametro CAP, che stima la percentuale di steatosi (fegato grasso) con buona accuratezza.

Qual è la differenza principale tra Fibroscan e biopsia epatica?
La biopsia è invasiva (richiede un ago e un piccolo prelievo di tessuto) ma fornisce un’analisi istologica completa. Il Fibroscan è non invasivo, sicuro e ripetibile, ma si basa su una misurazione indiretta. Per molti pazienti, il Fibroscan può evitare del tutto il ricorso alla biopsia.

 

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