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Blog – Gruppo MultiMedica

Massaggio cardiaco: perché il ritmo giusto può salvare la vita

Il massaggio cardiaco è una manovra salvavita fondamentale in caso di arresto cardiaco. Intervenire nei primi minuti può fare la differenza tra la vita e la morte, soprattutto per preservare la funzione cerebrale.

Uno degli elementi chiave della rianimazione cardiopolmonare (RCP) è il ritmo corretto delle compressioni toraciche e sorprendentemente, alcune canzoni con un tempo ben preciso possono aiutare a ricordarlo.

Perché il ritmo è fondamentale nel massaggio cardiaco?

Durante un arresto cardiaco il cuore smette di pompare sangue in modo efficace. L’obiettivo del massaggio cardiaco esterno è quello di sostenere temporaneamente la circolazione in particolare verso il cervello, fino al ripristino dell’attività cardiaca spontanea.

Come eseguire correttamente il messaggio cardiaco?

Per eseguire il massaggio cardiaco, il soccorritore si posiziona in ginocchio accanto alla persona, distesa supina su una superficie rigida. Si colloca il palmo di una mano al centro del torace, sulla metà inferiore dello sterno, e si sovrappone l’altra mano intrecciando le dita.

Con le braccia tese e perpendicolari al torace, si eseguono compressioni energiche, spingendo verso il basso e lasciando poi che il torace si riespanda completamente dopo ogni spinta, senza perdere il contatto delle mani. Affinché il sangue possa continuare a fluire verso gli organi vitali, le compressioni devono avere frequenza e profondità adeguate.

Le linee guida internazionali raccomandano:

  • Frequenza: 100–120 compressioni al minuto

  • Profondità: 5–6 cm nell’adulto

  • Rilasciamento completo del torace dopo ogni compressione

Una frequenza troppo lenta, troppo veloce o compressioni superficiali riducono l’efficacia della manovra e compromettono l’irrorazione cerebrale. Mantenere il ritmo corretto significa aumentare le probabilità di sopravvivenza.

Se non si è addestrati, è possibile eseguire solo le compressioni toraciche senza la respirazione bocca a bocca. Nei primi minuti dopo l’arresto cardiaco, il sangue contiene ancora una certa quantità di ossigeno. Se la circolazione viene mantenuta con compressioni efficaci, si può garantire un supporto vitale di base in attesa dei soccorsi.

Le canzoni possono aiutare a mantenere il ritmo?

Mantenere una cadenza di 100-120 compressioni al minuto può non essere così intuitivo, soprattutto in una situazione di forte stress. Per questo può essere utile avere un riferimento mentale.

Alcuni brani musicali hanno un tempo di circa 100–110 battiti al minuto, molto vicino alla frequenza raccomandata per il massaggio cardiaco. Tra i più citati c’è Stayin’ Alive dei Bee Gees, che con il suo ritmo di circa 103 BPM è diventata nel tempo un esempio efficace di “metronomo mentale“.

Naturalmente non si tratta di ascoltare musica durante un’emergenza, ma di utilizzare il ricordo del tempo musicale per aiutarsi a mantenere la cadenza corretta delle compressioni.

Studi sperimentali su manichini hanno mostrato che l’utilizzo di un riferimento ritmico può aiutare i soccorritori non esperti a mantenere la frequenza adeguata nel tempo.

È importante ricordare, però, che il ritmo da solo non basta: oltre alla frequenza adeguata, è essenziale garantire anche la corretta profondità e il completo rilasciamento del torace dopo ogni compressione.

Cosa fare in caso di arresto cardiaco?

La prima cosa da fare è verificare che l’ambiente sia sicuro, sia per la persona colpita sia per chi presta soccorso. Una volta accertate le condizioni di sicurezza, bisogna controllare lo stato di coscienza: scuotere delicatamente la persona per le spalle e chiamarla ad alta voce può aiutare a capire se è vigile. In assenza di risposta, è necessario adagiarla supina su una superficie rigida.

A questo punto occorre valutare rapidamente il respiro. Per non più di 10 secondi si deve osservare il movimento del torace, ascoltare eventuali rumori respiratori e cercare di percepire l’aria sul proprio volto. È importante sapere che respiri lenti, irregolari o ansimanti non sono normali e possono essere un segno di arresto cardiaco: in questi casi bisogna intervenire immediatamente attivando i soccorsi (chiamando il numero 112/118) e iniziando la rianimazione.

Il ruolo del defibrillatore (DAE)

Se disponibile, è bene utilizzare un defibrillatore automatico esterno (DAE) il prima possibile

Il DAE:

  • analizza automaticamente il ritmo cardiaco
  • indica con istruzioni vocali cosa fare
  • eroga la scarica solo se necessaria

In caso di fibrillazione ventricolare, una grave aritmia che rende il cuore inefficace, la defibrillazione precoce aumenta in modo significativo le probabilità di sopravvivenza.

Oggi il DAE può essere utilizzato anche da personale non sanitario: il dispositiva guida passo dopo passo e riduce il rischio di errore.

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