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Blog – Gruppo MultiMedica

Disturbi della mano e lavoro: cosa devono sapere aziende e lavoratori

Intervista al Prof. Giorgio Pajardi, direttore dell’unità operativa complessa universitaria di Chirurgia e Riabilitazione della mano

La mano è una delle parti più complesse dell’apparato muscolo-scheletrico. È uno strumento estremamente raffinato, progettato per svolgere movimenti precisi, ripetitivi, forti o delicati a seconda delle necessità. Proprio per questa complessità, può essere soggetta a disturbi, dolore o limitazioni funzionali.

Molto spesso ci si accorge di un problema alla mano durante il lavoro o durante l’attività sportiva, cioè nei momenti in cui la mano viene utilizzata con maggiore continuità. Questo può generare preoccupazione nel lavoratore, perché anche un disturbo inizialmente lieve può interferire con gesti quotidiani e professionali.

È importante chiarire un punto: la mano non è “fragile” o mal progettata. Al contrario, è una struttura molto efficiente. Tuttavia, proprio perché viene utilizzata continuamente e in molte attività diverse, un disturbo può manifestarsi con maggiore evidenza nel contesto in cui la mano è più sollecitata.

Non importa che si tratti di un lavoro fisicamente pesante o di un’attività più raffinata e di precisione: la mano è sempre coinvolta. Quando i movimenti sono ripetitivi e costanti, il paziente può iniziare ad avvertire disagio, dolore o difficoltà nello svolgere normalmente la propria attività.

Prof. Pajardi, spesso si pensa che il problema sia il mouse o il computer. È davvero così?

Non sempre il problema è il mouse, il computer o lo strumento utilizzato. In passato, per esempio, le macchine da scrivere richiedevano una pressione molto più intensa sui tasti rispetto alle tastiere moderne. Oggi gli strumenti di lavoro sono generalmente più ergonomici e progettati per ridurre il carico sulla mano.

La questione, quindi, non è tanto demonizzare un singolo strumento, come il mouse tradizionale, il mouse verticale o la tastiera. Il punto è che ogni attività lavorativa prevede gesti ripetuti e mantenuti nel tempo. Se esiste già un disturbo di base, quel gesto continuo può renderlo più evidente e, in alcuni casi, difficile da tollerare.

A volte è sufficiente cambiare posizione o alternare i movimenti per ridurre il fastidio. I disturbi, infatti, tendono a essere meno frequenti nei lavoratori che svolgono attività differenziate e che sono portati a modificare spesso la posizione della mano durante la giornata.

Quando invece un gesto viene ripetuto sempre nello stesso modo e per molte ore, il disturbo può diventare più costante e incidere maggiormente sulla qualità del lavoro.

Quali sono i segnali da non sottovalutare?

Non tutti i dolori o fastidi alla mano devono preoccupare. Un disturbo occasionale può comparire dopo un’attività insolita, come una giornata di giardinaggio, lo spostamento di scatoloni in ufficio, un piccolo trauma o un movimento fatto in modo diverso dal solito.

In questi casi, se il fastidio è isolato e tende a risolversi, spesso non c’è motivo di allarmarsi.

È invece importante prestare attenzione quando il disturbo si ripresenta con una certa costanza. Segnali come indebolimento della mano, formicolio, fitte al pollice, dolore ricorrente o difficoltà nei movimenti meritano un approfondimento, soprattutto se compaiono anche indipendentemente dall’attività svolta o dalla posizione della mano.

La persistenza del sintomo è quindi un elemento fondamentale. Quando un disturbo diventa ricorrente, non va semplicemente sopportato o attribuito automaticamente al lavoro: va valutato per capirne l’origine e intervenire in modo corretto.

Cosa succede se questi disturbi non vengono trattati?

Come accade per molte patologie o malfunzionamenti del corpo, un disturbo che si prolunga nel tempo tende ad aggravarsi. Questo vale in particolare per le patologie da sovraccarico o da utilizzo quotidiano, escludendo naturalmente le problematiche traumatiche acute.

La buona notizia è che una grande parte dei disturbi della mano può essere trattata in modo conservativo, senza ricorrere alla chirurgia. In molti casi, infatti, il trattamento non chirurgico consente di risolvere o migliorare il problema in modo efficace.

Accanto al chirurgo della mano, un ruolo fondamentale è svolto dai terapisti della mano. Spesso sono proprio loro a intervenire con percorsi mirati, esercizi, educazione al movimento e strategie di recupero che possono evitare l’evoluzione del disturbo.

Trascurare il problema, invece, può trasformare un disagio iniziale in una vera e propria patologia. In alcuni casi, questo può portare alla necessità di un intervento chirurgico che, con una diagnosi e un trattamento tempestivi, si sarebbe potuto evitare.

Che ruolo hanno le aziende nella prevenzione di questi disturbi?

Le aziende possono avere un ruolo molto importante nella prevenzione e nella gestione dei disturbi della mano. Troppo spesso, però, il loro intervento si limita a una logica di controllo: il lavoratore ha un disturbo, viene lasciato a casa oppure gli viene cambiata postazione, senza affrontare davvero il problema alla radice.

Un approccio più efficace dovrebbe invece mettere il lavoratore nelle condizioni di avere un inquadramento clinico più completo. Naturalmente ogni persona resta libera di curarsi quando, come e dove preferisce, ma l’azienda può favorire una maggiore consapevolezza e facilitare un percorso di valutazione corretto.

In alcuni casi può essere utile modificare temporaneamente l’attività o ridurre per un periodo determinati gesti ripetitivi. Non si tratta necessariamente di riposo assoluto, ma di un “riposo dal gesto” che provoca o aggrava il disturbo.

Quando l’azienda si pone come supporto e non solo come controllore dell’efficienza del lavoratore, il rapporto tra azienda e dipendente migliora. Il lavoratore si sente tutelato, l’azienda riduce il rischio di assenze prolungate o peggioramenti clinici e, alla fine, entrambe le parti ne traggono beneficio.

Anche la formazione può fare la differenza. Un esempio semplice riguarda i corsi preparto, nei quali alle future mamme può essere insegnato come gestire correttamente la manualità nel prendere e sostenere il bambino, proprio per prevenire alcune patologie della mano.

Lo stesso principio potrebbe essere applicato in alcune aziende, soprattutto in quelle dove sono presenti attività ripetitive. Brevi momenti formativi rivolti ai lavoratori, ai responsabili di servizio o ai capi ufficio potrebbero fornire indicazioni utili su postura, alternanza dei movimenti, gestione dei carichi e segnali da riconoscere.

La prevenzione nei luoghi di lavoro non riguarda solo la mano, ma più in generale l’apparato muscolo-scheletrico, la vista, la postura e il benessere complessivo della persona. Tuttavia, la mano merita un’attenzione particolare: è uno dei primi strumenti con cui conosciamo il mondo da bambini ed è anche ciò che, in età avanzata, ci permette di mantenere autonomia nelle attività quotidiane.

Basta un piccolo taglio, un dolore o una limitazione per accorgersi di quanto la mano sia centrale nella nostra vita. Per questo è importante non sottovalutare i disturbi e non interpretarli automaticamente come una scusa o un problema secondario.

Indagare un disturbo della mano è una tutela per il lavoratore, ma anche un interesse per l’azienda. Un lavoratore che sta meglio può proseguire la propria attività con maggiore serenità, continuità ed efficienza.

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