Skip to main content
Blog – Gruppo MultiMedica

Malattie polmonari lavoro-correlate: intervista con la pneumologa

Le patologie lavoro-correlate rappresentano un capitolo ampio e articolato della medicina moderna: comprendono disturbi muscoloscheletrici, malattie cardiovascolari, problemi dermatologici e respiratori, tutti accomunati da un legame più o meno diretto con l’attività professionale e l’ambiente in cui essa si svolge. In questo panorama complesso, le malattie polmonari occupano un ruolo particolarmente rilevante, sia per diffusione sia per impatto sulla qualità della vita.

Per approfondire questo ambito specifico, abbiamo intervistato la dr.ssa Maria Francesca Barmina, pneumologa dell’IRCCS MultiMedica.

Dr.ssa Barmina, cosa si intende per malattie polmonari lavoro-correlate?

Si tratta di malattie dell’apparato respiratorio causate o aggravate dall’esposizione a sostanze presenti nell’ambiente di lavoro (polveri, gas, vapori, fumi, allergeni). Sono un tema centrale nella medicina del lavoro perché spesso prevenibili. Rappresentano in ordine di prevalenza la terza causa di malattia professionale dopo le patologie muscolo-scheletriche e quelle secondarie a stress. Si stima che fattori espositivi a livello occupazionale siano responsabili di circa il 5-15% di tutte le neoplasie respiratorie, del 17% dei casi di asma nell’adulto e di circa il 10% dei casi di pneumopatie infiltrative diffuse.

In molti casi il periodo di latenza tra esposizione professionale e comparsa di segni o sintomi di patologia respiratoria può durare molti anni. Uno pneumologo che si appresti a raccogliere l’anamnesi di ogni paziente che si presenti all’osservazione clinica per una sintomatologia respiratoria più o meno specifica non mancherà di indagare gli aspetti riguardanti l’attività lavorativa corrente o pregressa. Infatti, è parte imprescindibile del bagaglio culturale della nostra disciplina riconoscere che molte delle patologie respiratorie che afferiscono alle nostre strutture possono avere una genesi professionale.

Quali sono le patologie ai polmoni più diffuse?

La maggior parte delle patologie respiratorie di origine professionale, ancorché dovute a esposizione a sostanze aerodisperse di varia natura nel corso dell’attività lavorativa, non trovano risoluzione dal semplice allontanamento dall’agente causale. Spesso, infatti, si tratta di condizioni croniche irreversibili e potenzialmente progressive anche una volta che sia cessata l’attività lavorativa. Non ultimo, l’esposizione professionale, oltre a determinare la comparsa di patologia respiratoria de novo, può anche rappresentare un fattore di rischio per l’aggravamento di una patologia respiratoria preesistente, come nel caso dell’asma bronchiale. Tra le principali si annoverano:

  1. Asma professionale: è una delle più diffuse. Può essere causata da sostanze irritanti o allergizzanti (farine, isocianati, lattice).
  2. Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO): può essere aggravata o causata da esposizione a polveri (es. miniere, edilizia) e fumi chimici.
  3. Pneumoconiosi: malattie dovute all’inalazione di polveri minerali come silicosi (polvere di silice, edilizia, cave) e asbestosi (amianto). Sono patologie irreversibili e possono evolvere in insufficienza respiratoria.
  4. Tumori polmonari professionali associati a esposizioni di amianto, radon, fumi industriali o metalli pesanti, per citarne solo alcuni.
  5. Riniti e alveoliti allergiche estrinseca (es. “polmone del contadino”)
  6. Infezioni respiratorie direttamente correlate a specifiche attività lavorative. E’ il caso, ad esempio, di alcune zoonosi che interessano lavoratori del settore agricolo e zootecnico e della polmonite da legionella nei lavoratori di impianti idrici e di condizionamento.

In quali settori lavorativi si riscontrano più spesso?

I settori a maggior rischio sono l’edilizia (silice, amianto), l’industria chimica, l’agricoltura (polveri organiche, pesticidi), la sanità (disinfettanti, lattice), la panificazione (farine) e la saldatura e metallurgia (fumi metallici).

I principali fattori di rischio sono rappresentati da durata e intensità dell’esposizione, scarsa ventilazione degli ambienti, assenza di dispositivi di protezione (maschere, aspiratori), fumo di sigaretta (effetto sinergico)

Quali sono i sintomi cui prestare attenzione?

Il tempo che trascorre tra esposizione professionale e comparsa di segni o sintomi di patologia respiratoria può durare molti anni, pertanto non è sempre facile a posteriori ricondurre l’eziopatogenesi di una determinata manifestazione clinica a una pregressa esposizione in ambito professionale ormai remota. L’esempio più tipico è rappresentato dalla polmonite cronica da ipersensibilità, che è verosimilmente causata dall’esposizione cronica ricorrente a basse dosi di antigene e che nella sua presentazione clinica può mimare in tutto e per tutto le pneumopatie interstiziali idiopatiche. In questi casi, una minuziosa anamnesi guiderà l’iter diagnostico, sebbene in un terzo dei casi di polmonite cronica da ipersensibilità non si riesca a identificare l’agente causale. I sintomi principali vedono la tosse, il respiro sibilante, la produzione di muco, la dispnea progressiva, sintomi che spesso migliorano lontano dal lavoro e per questo vengono facilmente trascurati o attribuiti ad altre cause, come il fumo e l’età. In realtà, una diagnosi precoce è fondamentale per evitare un peggioramento irreversibile.

Quanto conta la prevenzione?

La prevenzione rappresenta il cardine principale e dovrebbe prevedere la messa in atto di misure preventive mirate, che devono necessariamente rappresentare il risultato finale di una gestione integrata dei rischi che inizia dalla loro valutazione e continua con l’attività di sorveglianza sanitaria in relazione alle condizioni di salute dei lavoratori, all’ambiente di lavoro, ai fattori di rischio e alle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa. Le regole guida sono:

  • utilizzo di DPI (maschere filtranti adeguate)
  • sistemi di aspirazione e ventilazione
  • sostituzione di sostanze pericolose
  • sorveglianza sanitaria periodica
  • formazione dei lavoratori

C’è ancora poca consapevolezza su questi temi?

La consapevolezza riguardo alle malattie respiratorie lavoro-correlate è in crescita, sostenuta da un aumento delle denunce all’INAIL, ma richiede ancora maggiore attenzione sia da parte dei datori di lavoro che dei lavoratori stessi. Queste patologie, causate dall’inalazione di polveri, sostanze chimiche, fumi e gas, rappresentano una parte significativa delle malattie professionali, con l’asma professionale oggi particolarmente comune accanto a malattie storiche come la silicosi.

Che messaggio possiamo lanciare a lavoratori e imprese?

La tutela della salute dei lavoratori rappresenta una priorità fondamentale in ogni ambiente di lavoro. In particolare, la prevenzione delle malattie respiratorie lavoro-correlate richiede attenzione costante, informazione adeguata e l’adozione di misure efficaci. È essenziale garantire una corretta valutazione dei rischi, ridurre l’esposizione a polveri, fumi e agenti chimici pericolosi, e promuovere l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale adeguati. Allo stesso tempo, la formazione continua dei lavoratori e la sorveglianza sanitaria svolgono un ruolo chiave nell’individuazione precoce di eventuali problemi. La collaborazione tra datori di lavoro, lavoratori e figure della prevenzione è indispensabile per creare ambienti sicuri e salubri. Investire nella prevenzione significa tutelare non solo la salute individuale, ma anche il benessere collettivo e la sostenibilità del sistema lavorativo.

Potrebbe interessarti

 

Questo sito è pubblicato da MultiMedica S.p.A.- Via Fantoli 16/15, Milano - (P. I. 06781690968) , che è l'unico responsabile del contenuto presente. Direttore Sanitario Aziendale: Dr.ssa C. Sommese