Non è solo una questione di energia: il rischio invisibile di un’alimentazione sbilanciata
Intervista al Dott. Cesare Berra sul legame tra pausa pranzo, rischio metabolico e salute nel lungo periodo.
Quando si parla di alimentazione in azienda, il focus è spesso sull’energia e sulla concentrazione. Ma c’è un aspetto meno visibile e molto più rilevante nel lungo periodo: l’impatto dell’alimentazione sul rischio metabolico e cardiovascolare.
Un rischio che non si manifesta subito, ma che si costruisce nel tempo, spesso in modo silenzioso.
Ne parliamo con il Dott. Cesare Berra, Direttore Dipartimento Cardiovascolare e Metabolico dell’IRCCS MultiMedica.
Dott. Berra, la “pancetta” è spesso vista come un problema estetico. Perché invece è un segnale clinico importante?
Sì, molto di più. Quello che comunemente chiamiamo “pancetta” è in realtà grasso viscerale, cioè grasso che si accumula intorno agli organi interni. Ed è proprio questo tipo di grasso il più pericoloso.
È associato a un aumento del rischio di:
- malattie cardiovascolari
- diabete di tipo 2
- sindrome metabolica
- fegato grasso
La pancetta non è solo una questione estetica, ma un vero indicatore di rischio.
Come si collega questo al contesto lavorativo?
Il collegamento è più diretto di quanto si pensi.
Molti lavoratori sono esposti a una combinazione di fattori:
- sedentarietà
- pasti veloci e sbilanciati
- consumo frequente di zuccheri e cibi ultra-processati
- stress
Questa combinazione favorisce proprio l’accumulo di grasso addominale che, nel tempo, si traduce in un aumento del rischio di patologie che impattano anche sulla capacità lavorativa.
Quindi il tema non è solo “cosa succede dopo pranzo”?
Esatto. Il calo di energia nel pomeriggio è il segnale più visibile, ma è solo la punta dell’iceberg.
Sotto c’è un effetto cumulativo:
- squilibri glicemici frequenti
- aumento della resistenza insulinica
- accumulo di grasso viscerale
Nel lungo periodo, questo può portare a condizioni che incidono non solo sulla salute, ma anche su:
- continuità lavorativa
- assenteismo
- performance
C’è un indicatore semplice per capire se siamo a rischio?
Sì, ed è molto concreto: la circonferenza vita.
Secondo i dati clinici:
- sopra i 94 cm negli uomini e 80 cm nelle donne aumenta il rischio
- sopra i 102 cm e 88 cm il rischio diventa elevato
È un parametro semplice, ma molto indicativo dello stato metabolico.
Anche il rapporto vita-altezza e l’indice di massa corporea (IMC, o body mass index, BMI, in inglese) possono aiutare a valutare il rischio complessivo, ma la circonferenza addominale resta uno degli indicatori più immediati e utilizzati nella pratica clinica.
Qual è il ruolo dell’alimentazione in questo processo?
L’alimentazione è uno dei fattori principali.
Una dieta ricca di zuccheri semplici, cibi ultra-processati e grassi saturi favorisce l’accumulo di grasso viscerale e altera il metabolismo.
Al contrario, un’alimentazione equilibrata:
- aiuta a stabilizzare la glicemia
- riduce l’infiammazione
- supporta il controllo del peso
Non è solo prevenzione: è gestione attiva del rischio.
Cosa possono fare concretamente le aziende su questo tema?
Le aziende hanno un ruolo molto importante, perché influenzano direttamente il contesto in cui le persone mangiano.
Possono intervenire su:
- educazione alimentare
- qualità dell’offerta in mensa
- comunicazione interna
E soprattutto possono fare una cosa fondamentale: rendere questo tema “visibile”.
Perché oggi il rischio metabolico è spesso sottovalutato proprio perché non si vede.
Qual è il messaggio principale per HR e responsabili aziendali?
L’alimentazione non è solo un tema di benessere immediato, ma di sostenibilità nel tempo. Intervenire significa:
- prevenire patologie croniche
- migliorare la qualità della vita
- ridurre i costi indiretti legati alla salute
E soprattutto: agire prima che il problema diventi evidente.
Il calo di energia si vede e si avverte. Il rischio metabolico no.
Proprio per questo, per le aziende, intervenire sull’alimentazione significa non solo migliorare il presente, ma prevenire costi e fragilità future.