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Blog – Gruppo MultiMedica

Lo sviluppo della chirurgia urlogica

Storicamente, l’urologia è la specializzazione medica antesignana di tutti i progressi tecnologici nell’ambito chirurgico.  Questa disciplina interessa aree patologiche e funzionali piuttosto differenti, che comprendono i disturbi della minzione, nell’uomo e nella donna, le neoplasie benigne e maligne dell’apparto urinario (reni, ureteri, vescica, prostata, surreni) e la calcolosi della via urinaria.

Qual è stata l’evoluzione della chirurgia urologica negli ultimi anni?

L’endoscopia diagnostica e la chirurgia endoscopica sono nate con l’urologia. Negli ultimi 20 anni la rivoluzione è stata travolgente. Sono stati introdotti gli strumenti flessibili, che hanno cambiato radicalmente l’impatto sul paziente, e contestualmente, anche le fibre laser di diametro sempre minore e sempre più efficienti. In passato, la cistoscopia, l’esame endoscopico della vescica, era un esame effettuato con strumenti rigidi. Oggi, viene eseguito ambulatorialmente solo con strumenti flessibili. Il comfort per il paziente è incomparabilmente superiore e l’esplorazione della vescica più accurata.
La tecnica della nefrolitotrissia percutanea, utilizzata per il trattamento di un calcolo renale che, fino all’inizio del nuovo millennio, poteva richiedere l’inserzione percutanea di un tubo nel rene, è stata sostituita, nella maggior parte dei casi, dalla RIRS (Litotrissia endoscopica con ureterorenoscopia flessibile), ovvero dall’introduzione di una sonda flessibile nel rene, attraverso le vie naturali (uretra e uretere), seguita dalla polverizzazione con fibra laser del calcolo. Per il paziente le sofferenze sono nettamente inferiori, i rischi operatori ridotti e il ritorno alla vita quotidiana più rapido. Anche per quanto riguarda il trattamento chirurgico dell’ipertrofia prostatica, endoscopico per definizione dagli anni ‘60 del secolo scorso, ci sono stati degli importanti passi avanti. Il trattamento prevede una chirurgia transuretrale praticabile con diverse tecnologie, sempre mininvasive, che garantiscono risultati ottimali. Se in passato, la presenza di ghiandole prostatiche molto voluminose richiedeva necessariamente il ricorso alla chirurgia tradizionale, estremamente invasiva e con alto rischio di complicazioni e di perdite ematiche, oggi l’introduzione della tecnica laparoscopica in ambito chirurgico ha cambiato enormemente l’impatto sui pazienti, che possono così contare su degenze ridotte e recuperi più rapidi a fronte di risultati funzionali sempre ottimali. Nel corso degli ultimi anni, l’evoluzione tecnologica ha reso possibile l’utilizzo della laparoscopia oltre che per la cura dell’ipertrofia prostatica voluminosa, anche per la cura delle neoplasie renali, delle vie urinarie, della prostata, di malformazioni delle vie urinarie (sindrome del giunto) e, addirittura, di alcuni casi di calcolosi complessa del rene.

In cosa consiste la laparoscopia urologica?

La laparoscopia consiste nell’introduzione nel corpo di cannule del diametro massimo di 12 mm, dette porte. Una porta accoglie il laparoscopio, ovvero un’ottica collegata ad una telecamera, la quale consente al chirurgo di visionare l’addome dall’interno. Le altre porte, in base al tipo di intervento, sono utilizzate per consentire il passaggio di strumenti, come bisturi, forbici, pinze, porta aghi.

Durante la laparoscopia l’addome deve essere disteso mediante l’immissione di gas per creare uno spazio adeguato a eseguire l’intervento. Recentemente, nella pratica clinica, sono stati introdotti dei sistemi che mantengono perfettamente stabile la pressione intraddominale. Questi sistemi consentono un’efficace aspirazione di liquidi (sangue, urina) o gas di combustione (liberati con la coagulazione elettrica dei vasi) senza alterare la visione, risultando estremamente utili in particolare negli interventi di enucleazione delle neoplasie renali.

Quali sono le innovazioni della laparoscopia e che impatto hanno sulla vita dei pazienti?

L’indubbio vantaggio della chirurgia tradizionale rispetto alla laparoscopia è sempre stato la visione tridimensionale (che permette di apprezzare la profondità) e il feedback tattile (che consente di discriminare la consistenza dei tessuti attraverso la sensibilità delle dita). L’introduzione di laparoscopi 3D ha sicuramente ovviato al primo problema. Per quanto concerne il feedback tattile, attraverso gli strumenti si può avere indirettamente una percezione della resistenza dei tessuti alla manipolazione. L’ultima innovazione in laparoscopia urologica è stata l’introduzione della chirurgia robotica, la quale consente di mediare i movimenti all’interno dell’addome, normalmente eseguiti direttamente dal chirurgo, attraverso una macchina. Il tutto è unito alla visione tridimensionale. Il risultato oggettivo è la possibilità di effettuare gesti più precisi, in spazi minimi. Esistono diversi tipi di “robot” chirurgici ma la finalità ultima è sempre quella di assistere il chirurgo durante la laparoscopia. Più recentemente, sono stati introdotti nella pratica clinica piattaforme robotiche che consentono al chirurgo di avere gesti più fini e di mantenere un feed back tattile. Ciò è stato reso possibile grazie alla miniaturizzazione dei motori elettrici che governano il manipolo robotico, il quale rimane saldamente a contatto con la mano del chirurgo che quindi non opera a distanza tramite una consolle ma direttamente sul paziente. Al fine di poter offrire i migliori risultati possibili ai pazienti, il Gruppo MultiMedica ha investito in ciascuna di queste innovazioni tecnologiche. Tutta la strumentazione endoscopica ambulatoriale è flessibile e sono disponibili laser di ultima generazione per il trattamento dei calcoli delle alte vie urinarie. L’ipertrofia della prostata può essere trattata con la resezione endoscopica bipolare, di ultima generazione, con tecniche laser, la Thulep, e per via laparoscopica. Infine, parlando di laparoscopia, siamo dotati di un laparoscopio 3D e manipoli robotizzati associati a un sistema che stabilizza la pressione intra addominali e dei più recenti e migliori strumenti per il taglio e l’emostasi.

 

Angelo Naselli, Direttore U.O. Urologia, Gruppo MultiMedica

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