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Blog – Gruppo MultiMedica

Ecografia delle anche del neonato: quando farla, a cosa serve e come si svolge

L’ecografia delle anche del neonato è un esame semplice, non invasivo e privo di radiazioni che permette di valutare lo sviluppo dell’articolazione dell’anca nei primi mesi di vita. È particolarmente utile per individuare precocemente eventuali alterazioni dello sviluppo, tra cui la displasia evolutiva dell’anca, una condizione che, se riconosciuta tempestivamente, può essere seguita e trattata in modo appropriato.

Approfondiamo l’argomento con la Dott.ssa Siragusa, Responsabile della Neonatologia dell’Ospedale San Giuseppe – Gruppo MultiMedica.

Che cos’è e a cosa serve l’ecografia delle anche neonatale?

L’ecografia delle anche è un esame diagnostico che utilizza gli ultrasuoni per studiare la morfologia e la maturazione dell’articolazione coxo-femorale, cioè l’articolazione che collega il bacino alla testa del femore.

Nei primi mesi di vita le strutture dell’anca sono ancora in gran parte cartilaginee. Per questo l’ecografia permette di visualizzarle in modo dettagliato e di valutarne lo sviluppo prima che la progressiva ossificazione renda meno agevole lo studio ecografico.

L’esame viene utilizzato soprattutto per identificare precocemente la displasia evolutiva dell’anca (DEA), un’alterazione dello sviluppo dell’articolazione che può riguardare il modo in cui la testa del femore si rapporta con la cavità acetabolare.

La diagnosi precoce è importante perché consente di individuare eventuali anomalie prima che il bambino inizi a camminare e, quando necessario, di avviare tempestivamente una valutazione specialistica e il trattamento più appropriato.

Ecografia delle anche e visita pediatrica: sono la stessa cosa?

No. L’ecografia è uno strumento diagnostico che si affianca alla valutazione clinica delle anche effettuata dal pediatra.

La visita permette di individuare eventuali segni di instabilità o altri elementi sospetti; quando sono presenti fattori di rischio o un esame clinico dubbio o alterato, il medico può indicare un approfondimento ecografico. La sorveglianza clinica rimane importante anche dopo un esame ecografico iniziale.

Quando fare l’ecografia delle anche al neonato?

La tempistica dipende dalle indicazioni cliniche, dai fattori di rischio e dai protocolli adottati. Generalmente, l’esame viene programmato nelle prime settimane di vita, tra la quarta e l’ottava settimana, oppure entro il secondo-terzo mese. In presenza di un esame clinico sospetto o di particolari fattori di rischio, l’ecografia può essere indicata prima.

Non esiste quindi un’unica data valida per tutti i neonati. È il pediatra, sulla base della valutazione del bambino, a stabilire se e quando eseguire l’esame.

Perché non conviene farla troppo presto?

Nelle primissime settimane l’anca del neonato è fisiologicamente ancora immatura e può presentare caratteristiche che tendono a normalizzarsi spontaneamente. Per questo, quando non vi è un’indicazione clinica urgente, alcune raccomandazioni suggeriscono di effettuare l’ecografia dopo le prime settimane, così da ridurre il rischio di interpretare come patologiche variazioni transitorie della maturazione.

Al contrario, quando il pediatra riscontra una vera instabilità o esistono indicazioni specifiche, l’esame può essere anticipato e integrato rapidamente nel percorso diagnostico.

In quali casi l’ecografia delle anche è particolarmente importante?

Esistono alcune condizioni che aumentano il rischio di displasia evolutiva dell’anca e che possono orientare il pediatra verso un approfondimento con un esame di imaging.

I principali fattori di rischio

Tra quelli maggiormente considerati ci sono:

  • presentazione podalica durante la gravidanza, in particolare nel terzo trimestre;
  • familiarità per displasia evolutiva dell’anca;
  • una precedente instabilità dell’anca riscontrata alla visita;
  • un esame obiettivo dubbio o sospetto;
  • alcune condizioni ortopediche associate;
  • una particolare preoccupazione del pediatra o dei genitori riguardo allo sviluppo delle anche.

La presenza di un fattore di rischio, tuttavia, non significa che il bambino abbia necessariamente una displasia. Allo stesso modo, l’assenza di fattori di rischio non esclude completamente la possibilità che si presenti un’alterazione.

È prevista una preparazione per l’ecografia delle anche?

No, non è necessaria una preparazione specifica. Il neonato può essere alimentato normalmente prima dell’esame e non è necessario il digiuno. È semplicemente consigliabile vestirlo con abiti comodi, che permettano di scoprire facilmente entrambe le anche.

Per rendere l’esame più semplice, può essere utile portare con sé il ciuccio o un oggetto che aiuti il bambino a tranquillizzarsi. Un neonato sereno collabora più facilmente al posizionamento necessario per l’acquisizione delle immagini.

Cosa mostra l’ecografia delle anche?

L’ecografia permette di osservare le principali strutture dell’articolazione e di verificare se la testa del femore è correttamente contenuta all’interno dell’acetabolo.

In particolare, l’esame consente di valutare:

  • la morfologia dell’acetabolo;
  • il rapporto tra testa del femore e cavità acetabolare;
  • il grado di maturazione dell’articolazione;
  • l’eventuale presenza di sublussazione o lussazione;
  • la stabilità dell’articolazione, anche attraverso valutazioni dinamiche quando indicate.

Un’anca “immatura” significa necessariamente che c’è una malattia?

Non necessariamente. Nei primi mesi di vita alcune caratteristiche di immaturità possono rientrare nel normale processo di maturazione dell’articolazione e risolversi spontaneamente. È quindi importante che il risultato dell’ecografia venga interpretato considerando l’età del bambino, il quadro clinico e gli eventuali fattori di rischio, senza trasformare automaticamente ogni reperto ecografico in una diagnosi di displasia.

Come si svolge l’ecografia delle anche del neonato?

L’esame è molto semplice. Il bambino viene posizionato delicatamente prima su un fianco e poi sull’altro, così da permettere lo studio di entrambe le articolazioni. Il medico applica una piccola quantità di gel ecografico sulla pelle e appoggia la sonda sulla zona dell’anca.

La sonda emette ultrasuoni e raccoglie i segnali di ritorno, che vengono trasformati dal sistema in immagini visualizzate in tempo reale su uno schermo. Il medico acquisisce le immagini necessarie e, quando previsto dalla metodica utilizzata, effettua le misurazioni specifiche per valutare lo sviluppo dell’articolazione.

L’esame dura generalmente pochi minuti e non richiede anestesia né immobilizzazione del bambino.

L’ecografia delle anche è dolorosa o pericolosa?

No. Si tratta di un esame non invasivo che utilizza ultrasuoni e non espone il neonato a radiazioni ionizzanti. La sonda viene semplicemente appoggiata sulla cute con il gel e l’esame non richiede procedure dolorose. Il bambino può quindi tornare immediatamente alle sue normali attività dopo l’esame.

Cosa succede se l’ecografia evidenzia un’alterazione?

Un risultato ecografico anomalo non significa automaticamente che sia necessario un trattamento.A seconda del tipo e del grado di alterazione, dell’età del bambino e dei risultati della visita clinica, il pediatra o lo specialista può decidere di:

  • monitorare l’evoluzione dell’anca;
  • ripetere l’ecografia a distanza di tempo;
  • richiedere una valutazione ortopedica;
  • avviare, quando indicato, un trattamento specifico.

Le forme più lievi possono infatti evolvere spontaneamente verso una normale maturazione, mentre le alterazioni più significative richiedono una valutazione specialistica tempestiva.

L’obiettivo della diagnosi precoce è proprio quello di intervenire, quando necessario, in una fase in cui l’articolazione è ancora in sviluppo e le possibilità di trattamento conservativo sono maggiori.

Displasia dell’anca: quali segnali devono attirare l’attenzione dei genitori?

La displasia evolutiva dell’anca può non provocare dolore e, nei primi mesi, può non essere evidente ai genitori. Per questo la valutazione pediatrica ha un ruolo essenziale.

Tra i possibili elementi che meritano un controllo rientrano:

  • una limitazione o una particolare asimmetria nei movimenti delle gambe;
  • un’apertura delle anche apparentemente diversa tra un lato e l’altro;
  • un’asimmetria importante delle pieghe cutanee, che però da sola non è sufficiente per porre una diagnosi;
  • una diversa lunghezza apparente degli arti;
  • la presenza di fattori di rischio come familiarità o posizione podalica.

È importante, però, non cercare di diagnosticare la displasia a casa osservando soltanto le gambe o le pieghe cutanee. In caso di dubbio è sempre meglio parlarne con il pediatra.

L’ecografia delle anche è un esame obbligatorio?

Non esiste una regola unica che renda l’ecografia alle anche un esame obbligatorio per tutti i neonati. Le indicazioni allo screening ecografico variano tra diversi sistemi sanitari e linee guida; in particolare, alcune raccomandazioni internazionali preferiscono un approccio selettivo nei bambini con fattori di rischio o con reperti clinici sospetti.

Tuttavia, riconoscere precocemente un’eventuale alterazione è importante, perché la displasia evolutiva dell’anca può essere più semplice da gestire quando viene riconosciuta precocemente. Un controllo tempestivo permette di seguire lo sviluppo dell’articolazione e, quando necessario, di avviare rapidamente un percorso specialistico. Al contrario, una diagnosi tardiva può rendere il trattamento più complesso.

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