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Blog – Gruppo MultiMedica

Non è mai troppo presto: l’educazione digitale comincia dalla nascita

Il primo “dispositivo” di cui ha bisogno un neonato non è uno smartphone. Sono gli occhi di mamma e papà. Uno sguardo, una voce, una carezza, un abbraccio: nei primi mesi di vita sono questi gli strumenti attraverso cui il bambino scopre il mondo, costruisce la relazione e sviluppa le proprie competenze.
Eppure smartphone e tablet sono ormai entrati anche nella quotidianità dei più piccoli: per calmarli, distrarli, farli mangiare o semplicemente per concedere a mamma e papà qualche minuto di tregua. Una pratica comprensibile, soprattutto nella fatica dei primi mesi, ma sulla quale è importante sviluppare consapevolezza.

È proprio da questa esigenza che nasce “Non è mai troppo presto!”, la campagna nazionale ideata da Antonio Palmieri, presidente della Fondazione Pensiero Solido, per promuovere un uso consapevole del digitale fin dai primi mesi di vita.

L’educazione digitale? Si può cominciare prima che nasca un “nativo digitale”

L’idea alla base della campagna è semplice ma tutt’altro che scontata: non bisogna aspettare che un bambino abbia in mano il suo primo smartphone per parlare di educazione digitale. Il rapporto con la tecnologia comincia infatti molto prima, attraverso ciò che il bambino osserva negli adulti che si prendono cura di lui.

Se, durante l’allattamento, mamma o papà guardano continuamente il telefono, se lo smartphone interrompe il gioco o se un video diventa la soluzione automatica al pianto o alla noia, il bambino cresce in un ambiente nel quale lo schermo è costantemente presente. Al contrario, mettere da parte il telefono, guardare il proprio bambino negli occhi, parlargli, rispondere ai suoi vocalizzi, prenderlo in braccio e giocare con lui significa offrirgli ciò di cui ha maggiormente bisogno nei primi anni: presenza, relazione e attenzione.

Non si tratta di demonizzare la tecnologia né di colpevolizzare i genitori. Si tratta di trasformare comportamenti spesso automatici in scelte consapevoli.

Una novità: parlarne già nei Corsi di Accompagnamento alla Nascita

Ed è proprio qui che si inserisce un’esperienza particolarmente significativa dell’Ospedale San Giuseppe di Milano – Gruppo MultiMedica. Il tema dell’educazione digitale viene infatti affrontato già durante i Corsi di Accompagnamento alla Nascita, prima ancora che il bambino venga al mondo.

È un passaggio importante: significa non aspettare che emergano le prime difficoltà legate all’uso degli schermi, ma offrire ai futuri genitori informazioni e strumenti nel momento in cui stanno costruendo le nuove abitudini familiari.
Un approccio ancora poco diffuso, ma particolarmente coerente con una logica di prevenzione: l’educazione digitale può cominciare prima della nascita, insieme all’educazione alla cura, alla relazione e alla genitorialità.

Nove consigli per cominciare da subito

La campagna ideata da Antonio Palmieri propone nove indicazioni semplici e concrete, pensate per essere comprese e applicate da tutte le famiglie. Il filo conduttore è uno: nei primi anni di vita, la relazione viene prima dello schermo.

  1. Allattare è uno sguardo
    Quando allatti, guarda il tuo bambino: è un momento prezioso per creare connessione e sicurezza. Il telefono può aspettare.
  2. Tu prima dello schermo
    Quando sei con il tuo bambino, prova a mettere via lo smartphone. La tua voce e il tuo sguardo valgono più di qualsiasi notifica.
  3. Occhi negli occhi
    Anche i momenti più semplici della quotidianità sono occasioni di relazione e attenzione condivisa.
  4. A tavola insieme
    Evita di utilizzare smartphone o video come distrazione per far mangiare il bambino.
  5. Il legame si costruisce con la presenza fisica
    Abbracci, carezze, parole e sguardi sono la vera “tecnologia affettiva” che nutre la relazione.
  6. Niente schermo per calmare
    Per tranquillizzare un bambino, la prima risorsa dovrebbe essere la presenza dell’adulto, non un video.
  7. Attenzione al tuo uso del digitale
    I bambini imparano soprattutto osservando. Anche il modo in cui mamma e papà utilizzano lo smartphone diventa un modello.
  8. Gioca, esplora, manipola
    Giochi semplici e materiali da toccare, osservare e manipolare offrono al bambino occasioni preziose per conoscere il mondo.
  9. Nei primi anni, meno schermi possibile
    Nei primi anni il bambino ha bisogno soprattutto di esperienze concrete: guardare, ascoltare, toccare, muoversi, esplorare e interagire.

La prima educazione digitale è l’esempio

C’è una frase che riassume bene lo spirito dell’iniziativa: “I bambini fanno una cosa sola: ci guardano”.

Per questo l’educazione digitale dei figli passa inevitabilmente anche attraverso quella degli adulti. Non basta stabilire regole per il bambino se mamma e papà rispondono continuamente alle notifiche mentre giocano con lui o controllano lo smartphone durante la cena.

La buona notizia è che non servono strategie complicate. Si può cominciare da piccoli gesti: mettere il telefono in modalità silenziosa durante l’allattamento, creare momenti della giornata senza smartphone, evitare di utilizzare il video come soluzione automatica al pianto o alla noia, privilegiare il gioco, la conversazione e il contatto.Sono gesti semplici, ma restituiscono al bambino ciò di cui ha più bisogno: tempo, attenzione e relazione.

La connessione più importante non è digitale. Smartphone, tablet e altri dispositivi fanno ormai parte della nostra vita. La sfida non è eliminarli, ma imparare a utilizzarli senza lasciare che occupino lo spazio destinato alle relazioni. E forse è proprio questo il valore di iniziare a parlarne prima ancora della nascita. Perché per un neonato la connessione più importante è ancora quella con mamma e papà: un volto da guardare, una voce da ascoltare, una mano da stringere, un abbraccio in cui sentirsi al sicuro.

Non è mai troppo presto per cominciare. Nemmeno prima di nascere.

Scopri la campagna “Non è mai troppo presto!” e i suoi nove consigli

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