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Blog – Gruppo MultiMedica

Reflusso gastroesofageo: quando il bruciore non va sottovalutato

Il bruciore dopo cena, quella fastidiosa sensazione di acidità che sale alla gola, la necessità di schiarirsi spesso la voce o una tosse persistente soprattutto di notte: sono disturbi molto comuni, che spesso tendiamo a minimizzare. Eppure, quando questi sintomi si ripetono nel tempo, potrebbero essere il segnale di una condizione altrettanto diffusa quanto sottovalutata: il reflusso gastroesofageo.

Molte persone convivono con il reflusso per anni senza rivolgersi a uno specialista, pensando che si tratti semplicemente di “cattiva digestione”. In realtà, il reflusso non è solo un fastidio occasionale, ma una vera e propria patologia che, se trascurata, può incidere in modo significativo sulla qualità della vita, come ci spiega la dr.ssa Chiara Ceriani, Chirurgo Generale dell’Ospedale San Giuseppe – Gruppo MultiMedica.

Dott.ssa Ceriani, quando l’acido “risale”?

Il reflusso gastroesofageo si verifica quando i succhi gastrici risalgono dallo stomaco verso l’esofago. Normalmente esiste una sorta di valvola naturale che impedisce questo passaggio, ma quando il suo funzionamento è alterato l’acidità entra in contatto con le pareti dell’esofago, provocando irritazione e infiammazione.

Il sintomo più noto è il classico bruciore dietro lo sterno, spesso più intenso dopo i pasti o quando ci si sdraia. Ma non sempre il reflusso si manifesta in modo così evidente. In alcuni casi compaiono disturbi meno riconoscibili: raucedine, mal di gola frequente, tosse cronica, alito cattivo o la sensazione di avere un nodo in gola. Proprio questa varietà di sintomi porta molte persone a non collegare subito il problema allo stomaco.

E’ solo questione di alimentazione?

Quando si parla di reflusso si pensa immediatamente ai cibi “sbagliati”. Sicuramente alcune abitudini alimentari possono peggiorare i sintomi — pasti abbondanti, cene molto tardive, alcol, fritti o caffè in eccesso — ma il problema ha spesso origini più complesse.

Anche lo stress, il sovrappeso, il fumo, la sedentarietà o la presenza di un’ernia iatale possono favorire il reflusso. Persino gesti quotidiani apparentemente innocui, come sdraiarsi subito dopo mangiato, possono contribuire a peggiorare la situazione.

Quali sono i campanelli d’allarme da non ignorare?

Un episodio sporadico di acidità può capitare a tutti e generalmente non deve preoccupare. Diverso è il caso di sintomi frequenti, che compaiono più volte alla settimana o interferiscono con il sonno e con la vita quotidiana.

È importante rivolgersi a noi medici specialisti soprattutto quando il disturbo persiste nel tempo, quando i farmaci da banco non funzionano più come prima oppure se compaiono difficoltà nella deglutizione, perdita di peso involontaria o dolori ricorrenti.

Spesso chi soffre di reflusso tende ad adattarsi al problema, modificando inconsapevolmente le proprie abitudini: si mangia più lentamente, si evitano alcuni alimenti, si dorme male. Ma convivere con questi sintomi non dovrebbe essere considerato normale.

Diagnosi e cure: oggi le soluzioni ci sono?

La buona notizia è che il reflusso gastroesofageo può essere trattato efficacemente. Il primo passo è una valutazione specialistica, che permette di capire l’origine dei sintomi e individuare l’approccio più adatto. In alcuni casi possono essere necessari esami di approfondimento, come la gastroscopia, per valutare eventuali infiammazioni o complicanze.

Molto spesso i sintomi migliorano già correggendo alcune abitudini quotidiane: mangiare in modo più equilibrato, evitare pasti troppo abbondanti la sera, perdere peso se necessario e ridurre fumo e alcol può fare una grande differenza.

Attualmente sono in commercio ottimi farmaci per curare i sintomi da reflusso che i medici di Medicina Generale sanno utilizzare in modo corretto.

In presenza di sintomi persistenti o ricorrenti è importante non sottovalutare il problemi e sottoporsi a una valutazione specialistica. Nel tempo, infatti, il continuo contatto dell’acido sulla mucosa dell’esofago può provocare infiammazioni croniche quali l’esofagite e l’esofago di Barett, una condizione che predispone all’insorgenza di un tumore maligno.

Anche alcune ernie dello stomaco di grandi dimensioni possono provocare indirettamente sintomi respiratori e aritmie cardiache. Non dimentichiamoci, da ultimo che le neoplasie gastriche ed esofagee possono dare segno di sé proprio con sintomi da reflusso.

Per un gruppo selezionato di pazienti viene quindi consigliata una terapia chirurgica che consiste nel correggere l’ernia dello stomaco o la malattia da reflusso . Tale intervento viene attentamente valutato con i colleghi Gastroenterologi  ed eseguito nel nostro ospedale con tecnica mini- invasiva (per capirci con 5 piccoli taglietti sulla pancia)

Un consiglio?

Il reflusso gastroesofageo è una patologia molto comune, ma non per questo va banalizzata perché può cronicizzarsi danneggiando in modo serio la mucosa dell’esofago distale. Ascoltare i segnali del proprio corpo e affrontare il problema tempestivamente significa prevenire complicanze e arrivare in modo tempestivo ad una diagnosi precoce.

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