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Blog – Gruppo MultiMedica

Una passione da condividere: Gloria Culuvaris tra medicina e nuoto in acque libere

La medicina e lo sport sono le due costanti della mia vita di Gloria Culuvaris, ortopedico presso il Presidio MultiMedica di Castellanza. Da bambina voleva fare la veterinaria, poi, alle superiori, ha iniziato a pensare alla Medicina dello Sport o all’Ortopedia. Lo sci, che praticava a livello agonistico, le ha dato una mano a decidere: crociato, tibia, naso, mano, polso… a un certo punto ha pensato che forse era meglio cambiare sport. E così, a 18 anni, ha scoperto il nuoto.

Dallo sci agonistico al nuoto: una passione nata a 18 anni

“All’inizio non riuscivo nemmeno a mettere la testa sott’acqua. Ho frequentato corsi, preso il brevetto da bagnina, quello da istruttrice di nuoto e poi di aquafitness e hydrobike. Durante l’università lavoravo in piscina, mi allenavo e studiavo sulle gradinate. È stato anche il mio primo modo per essere economicamente indipendente.

Dal nuoto in piscina alle acque libere

Ho iniziato a gareggiare e, nel 2016, sono passata al nuoto in acque libere. La prima volta in un lago è stata tutt’altro che semplice: in piscina hai una corsia, una riga sul fondo, riferimenti precisi. In acque libere non hai niente di tutto questo. Poi ho capito che proprio quell’imprevedibilità faceva per me. Ho nuotato distanze da uno a 14 chilometri, conquistato titoli regionali Master, il titolo Oceanman a Dubai sui 5 km e attraversato lo Stretto di Messina. Nel tempo sono arrivate anche altre gare e altre soddisfazioni, ma quello che continua a piacermi è soprattutto la distanza: quando il ritmo diventa quasi una questione di testa, oltre che di braccia.

Vivere lo sport in modo diverso, senza rinunciare alla passione

Oggi gareggio meno, soprattutto perché nel frattempo sono cambiate le mie priorità. La famiglia occupa inevitabilmente più spazio e il tempo da dedicare agli allenamenti non è più quello di qualche anno fa. Non significa aver rinunciato allo sport, ma aver imparato a viverlo in modo diverso: meno gare, meno preparazione agonistica e più spazio per allenarmi quando riesco, senza trasformare ogni settimana in una tabella di marcia da rispettare. Ho imparato ad accettare che non tutte le fasi della vita possono avere lo stesso ritmo. Forse è anche questo uno degli insegnamenti che mi ha dato lo sport: non sempre bisogna inseguire il risultato, a volte bisogna semplicemente trovare il modo di continuare a fare ciò che ci piace, conciliandolo con tutto il resto.

Nuotare insieme: la passione condivisa con la figlia

Così, nell’ultimo anno ho iniziato a condividere la passione per il nuoto con mia figlia Viola. Abbiamo partecipato insieme ad alcune gare in acque libere e, in particolare, all’Antica Via del Legname, sul Lago d’Orta. È stata una giornata piuttosto intensa: io ho nuotato le tre distanze individuali per adulti — 2 chilometri, 5 chilometri e 750 metri — e subito dopo ho accompagnato Viola nella sua gara di 400 metri. Una sorta di staffetta tutta nostra, senza che fosse davvero una staffetta. Abbiamo nuotato entrambe, ognuna la propria gara, e ci siamo portate a casa anche dei buoni piazzamenti. Ma la cosa che mi è rimasta di più è stata la possibilità di condividere con lei qualcosa che per me, da tanti anni, è molto più di uno sport.

Le acque libere e l’imprevedibilità della gara

Le acque libere mi hanno sempre affascinata proprio per la loro imprevedibilità. In piscina sai cosa ti aspetta: il percorso è definito, le condizioni sono controllate. In mare o in un lago ogni gara è diversa. Ci sono il vento, le onde, la temperatura dell’acqua, la visibilità, la corrente. E ci sono momenti in cui devi semplicemente gestire quello che succede: può capitare di non fare il tempo che avevi immaginato, di attraversare una crisi, di pensare che il traguardo sia ancora troppo lontano. In quei momenti devi capire se puoi continuare, come continuare e, qualche volta, anche riconoscere quando è il momento di fermarti. È una cosa che vale nello sport, ma anche nel lavoro di medico chirurgo.

Lo sport come scuola di vita e di medicina

Forse è proprio questo che mi ha dato il nuoto in tutti questi anni: non tanto la capacità di arrivare sempre prima, quanto quella di capire come stare dentro una gara – così come nella vita – anche quando le condizioni cambiano.”

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