RADIOLOGIA INTERVENTISTICA
Trattamenti mininvasivi guidati dalle immagini: attraverso un ago o un catetere sottile, senza tagli chirurgici, nella maggior parte dei casi in anestesia locale e con rientro a casa in giornata.
Che cos’è la radiologia interventistica
La radiologia interventistica è la specialità che usa le immagini — ecografia, TAC e fluoroscopia (radiografia in tempo reale) — non per fare una diagnosi, ma per curare. Lo specialista vede in diretta ciò che sta facendo e guida aghi, sonde e cateteri sottili come uno spaghetto fino al punto esatto del problema: dentro un’articolazione, in un tendine, in un nodulo, oppure all’interno di un vaso sanguigno.
L’accesso avviene attraverso la pelle, con una puntura di pochi millimetri che non richiede punti di sutura. Quando il percorso passa dai vasi sanguigni, di solito dall’arteria del polso o dell’inguine, si parla di procedure endovascolari.
Per molte condizioni la radiologia interventistica è oggi una alternativa alla chirurgia tradizionale, con lo stesso obiettivo ma con un impatto minore: nessuna anestesia generale nella maggior parte dei casi, degenza breve o assente, ripresa delle attività in pochi giorni e organo conservato. In altre situazioni affianca la chirurgia, l’oncologia o la fisioterapia all’interno di un percorso condiviso.
Quando rivolgersi al radiologo interventista
Una visita di radiologia interventistica è utile quando:
- un dolore articolare, tendineo o della colonna non ha risposto a farmaci, fisioterapia o infiltrazioni eseguite senza guida ecografica;
- è stato proposto un intervento chirurgico e si vuole sapere se esiste un’opzione meno invasiva (artrosi di ginocchio e anca, fibromi uterini, ipertrofia prostatica benigna, varicocele, nodulo tiroideo benigno);
- una protesi o un intervento già eseguito continuano a far male;
- l’età, altre malattie o la terapia anticoagulante rendono la chirurgia rischiosa;
- serve una biopsia o un drenaggio guidato dalle immagini richiesto da un altro specialista.
Non serve l’invio di un altro medico: si può prenotare direttamente. In visita vengono riviste le immagini già disponibili e si stabilisce insieme se, e quale, procedura è indicata — oppure se non lo è.
Cosa trattiamo con la radiologia interventistica
Dolore articolare e tendineo: spalla, gomito, mano, anca, ginocchio, piede
Le infiltrazioni ecoguidate portano il farmaco (cortisonico, acido ialuronico o anestetico) esattamente nella struttura responsabile del dolore, controllando in tempo reale la posizione dell’ago. Un’infiltrazione “alla cieca” può mancare il bersaglio: con la guida ecografica il farmaco arriva dove deve. Durano 15–20 minuti, in anestesia locale, e si torna a casa subito.
- Spalla: lavaggio ecoguidato della calcificazione (litoclasia), infiltrazione della borsa subacromiale, idrodistensione per la spalla congelata (capsulite adesiva).
- Gomito, polso e mano: epicondilite (gomito del tennista), rizartrosi del pollice.
- Anca: infiltrazione intra-articolare di acido ialuronico, borsite trocanterica (dolore laterale dell’anca), muscolo piriforme e ileopsoas.
- Ginocchio: infiltrazioni intra-articolari, blocco del nervo safeno.
- Caviglia e piede: fascite plantare e tallodinia, articolazione tibiotarsica, seno tarsico, tendinopatie e guaine tendinee.
Dolore della colonna lombare
Per il mal di schiena con una causa identificabile si eseguono, sotto guida delle immagini, l’infiltrazione delle faccette articolari, dell’articolazione sacroiliaca e i blocchi della muscolatura paraspinale e del quadrato dei lombi. Il sollievo dal dolore permette di riprendere il movimento e di seguire la fisioterapia con risultati migliori.
Artrosi e dolore cronico: l’embolizzazione antalgica
Nelle articolazioni infiammate da tempo si formano piccoli vasi anomali che alimentano l’infiammazione e il dolore. L’embolizzazione antalgica (TAME) li chiude dall’interno con microparticelle, attraverso un catetere introdotto da un’arteria del polso o dell’inguine. Si esegue in anestesia locale, dura 60–90 minuti e in genere si torna a casa in giornata.
- Ginocchio: embolizzazione delle arterie genicolate (GAE) per l’artrosi che non risponde alle altre cure, e per la protesi che continua a far male. Un registro tedesco su oltre 2.300 procedure ne conferma la sicurezza.
- Anca: artrosi e sindrome trocanterica.
- Spalla: dolore cronico da capsulite o tendinopatia.
- Piede: fascite plantare resistente ai trattamenti.
Fibromi uterini e adenomiosi
L’embolizzazione delle arterie uterine riduce l’afflusso di sangue ai fibromi, che si rimpiccioliscono nei mesi successivi: diminuiscono le mestruazioni abbondanti, il dolore e il senso di peso. L’utero viene conservato, senza isterectomia e senza cicatrici addominali. La stessa tecnica si applica all’adenomiosi. La scelta è condivisa con il ginecologo, anche in relazione a un eventuale desiderio di gravidanza.
Ipertrofia prostatica benigna (prostata ingrossata)
Quando i farmaci non bastano, l’embolizzazione delle arterie prostatiche è un’alternativa all’intervento endoscopico: riduce il volume della prostata agendo sui suoi vasi, senza toccare l’uretra. Si esegue in anestesia locale dall’arteria del polso o dell’inguine, con rientro a casa in giornata nella maggior parte dei casi, e conserva la funzione sessuale ed eiaculatoria. La valutazione è condivisa con l’urologo.
Varicocele e dolore pelvico da vene dilatate
L’embolizzazione del varicocele chiude le vene responsabili del reflusso attraverso un catetere introdotto da una vena del braccio o dell’inguine: 60 minuti in anestesia locale, nessuna incisione, ritorno alle attività in 1–2 giorni. È indicata per dolore, senso di peso o alterazioni dello spermiogramma, in accordo con l’urologo o l’andrologo. La stessa tecnica tratta il varicocele pelvico femminile (sindrome da congestione pelvica), dopo aver escluso le altre cause di dolore pelvico.
Noduli benigni della tiroide
Un nodulo benigno che cresce, preme sul collo o si vede può essere ridotto con la termoablazione a radiofrequenza: un ago sottile, guidato dall’ecografia, scalda e riduce il nodulo, che nei mesi successivi perde in media oltre la metà del volume. Si esegue in anestesia locale, in 30–60 minuti, conservando la tiroide e la sua funzione, senza cicatrice e senza terapia ormonale sostitutiva.
Malformazioni vascolari ed emorragie
Le malformazioni artero-venose e altre anomalie dei vasi vengono trattate con embolizzazione o scleroterapia guidata dalle immagini. L’embolizzazione è anche il trattamento d’urgenza di molte emorragie (post-traumatiche, post-chirurgiche, gastrointestinali), eseguito in collaborazione con i chirurghi e il pronto soccorso.
Biopsie, drenaggi e procedure per l’oncologia
Le biopsie percutanee prelevano un frammento di tessuto con un ago guidato da ecografia o TAC, per definire la natura di una lesione. I drenaggi evacuano raccolte e ascessi; il drenaggio biliare e la nefrostomia ripristinano il deflusso di bile e urina in caso di ostruzione. In ambito oncologico, le ablazioni percutanee (radiofrequenza, microonde) e i trattamenti per via arteriosa del fegato (embolizzazione e chemioembolizzazione) sono decisi nell’ambito del gruppo multidisciplinare con oncologi e chirurghi.
Cosa aspettarsi: anestesia, durata, rientro a casa
- Infiltrazioni e lavaggio della spalla: anestesia locale, 15–30 minuti, ambulatoriali; si torna a casa subito e si può guidare.
- Termoablazione tiroidea: anestesia locale, 30–60 minuti, rientro in giornata.
- Embolizzazioni (ginocchio, anca, varicocele, prostata): anestesia locale, talvolta con sedazione leggera, 60–120 minuti; osservazione di alcune ore e rientro a casa in giornata nella maggior parte dei casi.
- Embolizzazione dei fibromi uterini: anestesia locale con sedazione, 60–90 minuti; in genere una notte di ricovero per il controllo del dolore.
- Biopsie e drenaggi: anestesia locale, in giornata o in ricovero a seconda del caso.
La ripresa del lavoro e dell’attività fisica avviene di norma entro pochi giorni; per ciascuna procedura vengono consegnate indicazioni scritte.
Il percorso: dalla visita al trattamento
- La visita. Lo specialista raccoglie la storia clinica, esamina il paziente e rivede le immagini già eseguite. È utile portare referti e immagini (ecografia, risonanza, TAC), l’elenco dei farmaci e la documentazione dei trattamenti precedenti. Al termine della visita il paziente sa se la procedura è indicata, che risultato può attendersi, quali sono le alternative e i rischi.
- La preparazione. Varia con la procedura: per le infiltrazioni non serve nulla; per le embolizzazioni sono richiesti esami del sangue, digiuno e indicazioni sulla terapia abituale. Vanno segnalati allergie, precedenti reazioni al mezzo di contrasto, anticoagulanti o antiaggreganti e una possibile gravidanza. Nessun farmaco va sospeso di propria iniziativa.
- La procedura e il rientro. Dopo il trattamento è previsto un periodo di osservazione; al rientro a casa il paziente riceve istruzioni personalizzate e un contatto diretto per qualsiasi dubbio.
- Il controllo. Un controllo clinico o ecografico a distanza verifica il risultato e definisce, se necessario, i passi successivi, in collaborazione con il medico curante e con gli altri specialisti del Gruppo (ortopedici, ginecologi, urologi, endocrinologi, fisiatri).
Benefici e rischi
Rispetto alla chirurgia, le procedure di radiologia interventistica comportano un accesso di pochi millimetri, nessuna anestesia generale nella maggior parte dei casi, minor dolore, degenza breve o assente, recupero più rapido e, in molti casi, la conservazione dell’organo (utero, prostata, tiroide, articolazione).
I rischi dipendono dalla procedura e sono in genere rari e di lieve entità: ematoma nel punto di accesso, infezione, reazione al mezzo di contrasto, dolore nei giorni successivi. Nelle embolizzazioni esiste la possibilità di chiudere vasi diversi da quelli previsti, un evento raro grazie alle tecniche selettive e ai microcateteri. Le procedure con TAC o fluoroscopia espongono a una dose di radiazioni, l’ecografia no. Tutto questo viene discusso in visita, insieme a ciò che la procedura non può fare: un trattamento viene proposto solo quando le evidenze scientifiche lo sostengono.
Domande frequenti
Fa male? Le infiltrazioni si sentono come un prelievo. Le embolizzazioni sono indolori durante la procedura; nei 2–3 giorni successivi può comparire un dolore sordo controllato con i comuni antidolorifici.
Devo essere ricoverato? Nella maggior parte delle procedure no: si torna a casa lo stesso giorno. L’embolizzazione dei fibromi prevede di norma una notte.
Quanto dura il risultato? Per le embolizzazioni delle articolazioni gli studi riportano un beneficio mantenuto a 1–2 anni nella maggioranza dei pazienti; per fibromi, prostata, varicocele e tiroide il risultato è stabile nel tempo. Se necessario, la procedura può essere ripetuta.
Posso farla se prendo anticoagulanti? Spesso sì: è uno dei vantaggi rispetto alla chirurgia. La gestione della terapia viene concordata in visita.
Serve l’impegnativa? La visita può essere prenotata anche privatamente, senza invio di un altro medico.
La Radiologia Interventistica nel Gruppo MultiMedica
Il riferimento per la specialità è il Prof. Ezio Lanza, radiologo interventista con certificazione europea EBIR, con oltre 12 anni di esperienza clinica presso l’IRCCS Humanitas Research Hospital, Responsabile della Radiologia Interventistica dell’Ospedale San Giuseppe di Milano e Coordinatore Interpresidio della Radiologia Interventistica del Gruppo MultiMedica. Professore Associato alla Link Campus University, è autore di pubblicazioni scientifiche internazionali sulle procedure mininvasive del dolore e sulle embolizzazioni, e mantiene una collaborazione scientifica con Humanitas University.
Le procedure vengono eseguite nelle sale angiografiche ed ecografiche dell’Ospedale San Giuseppe.
Per prenotare una visita di radiologia interventistica o avere informazioni sulle prestazioni e sulle modalità di accesso è possibile rivolgersi ai canali di prenotazione del Gruppo MultiMedica oppure prenotare comodamente online tramite MyMultiMedica.