Social media e chirurgia estetica: quando lo specchio diventa uno schermo
Filtri, selfie, influencer e immagini sempre più perfette: i social media stanno cambiando il modo in cui guardiamo noi stessi. Ma quanto possono influenzare la percezione del nostro aspetto e, in alcuni casi, anche il desiderio di modificarlo? Ne parliamo con il dott. Luigi Troisi, Direttore dell’U.O. di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica del Gruppo MultiMedica.
«I social media hanno reso l’immagine una componente centrale del modo in cui raccontiamo noi stessi e ci confrontiamo con gli altri – spiega il dott. Luigi Troisi –. Il problema può nascere quando immagini costruite, selezionate, filtrate o ritoccate diventano, inconsapevolmente, il nostro parametro di normalità».
Un confronto che non è mai neutro
Instagram, TikTok e le altre piattaforme ci espongono quotidianamente a una quantità enorme di immagini legate all’aspetto fisico: volti senza imperfezioni, corpi scolpiti, pelle uniforme, proporzioni considerate ideali. Ma quelle immagini non rappresentano necessariamente la realtà.
«Una fotografia non è mai una rappresentazione completamente neutra di una persona – sottolinea Troisi –. Possono intervenire l’illuminazione, l’angolazione, la posa, il trucco, la scelta dello scatto migliore tra molti, i filtri e il ritocco digitale. Il rischio è confrontare il nostro volto reale, che osserviamo da ogni angolazione e in ogni momento della giornata, con la versione più favorevole e costruita del volto di qualcun altro. La ricerca scientifica ha iniziato da tempo a studiare questo fenomeno. Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 su Cureus Journal of Medical Science, che ha analizzato 25 studi per un totale di oltre 13.700 partecipanti, ha evidenziato un’associazione tra l’utilizzo dei social media, l’esposizione a immagini idealizzate, l’insoddisfazione corporea e una maggiore considerazione di interventi di chirurgia estetica. Non significa che utilizzare i social porti automaticamente a desiderare un intervento. Il rapporto è molto più complesso e coinvolge fattori individuali, modalità di utilizzo delle piattaforme, confronto sociale e interiorizzazione dei modelli estetici. Ma il meccanismo merita attenzione.”
Dal “mi piace” al “non mi piaccio”
Il confronto sociale è un comportamento umano naturale. Sui social, però, assume caratteristiche nuove: è continuo, immediato e soprattutto basato sull’immagine.
«Se vediamo ripetutamente un certo tipo di volto, di corpo o di proporzione – continua il dott. Troisi – possiamo progressivamente percepirlo come normale e desiderabile e, per contrasto, diventare più severi nel giudicare il nostro aspetto. È quello che gli psicologi definiscono, tra gli altri meccanismi, confronto sociale verso l’alto: tendiamo a confrontarci con persone che percepiamo come più attraenti, più giovani, più in forma o più vicine a un ideale. Il problema è che sui social vediamo soprattutto persone e immagini che hanno già superato una sorta di “selezione”: vengono pubblicate le fotografie migliori, quelle che ricevono più apprezzamenti, quelle che rappresentano il momento più favorevole. Il nostro cervello, però, non sempre tiene conto di questa differenza.
Anche per questo, quando si parla di risultati estetici, la fotografia deve essere considerata uno strumento di valutazione e documentazione, non semplicemente un’immagine da mostrare. Nella nostra pratica utilizziamo protocolli fotografici standardizzati, mantenendo la stessa distanza dal soggetto, le medesime proiezioni e condizioni il più possibile sovrapponibili tra prima e dopo. Questo consente di documentare i risultati in modo più oggettivo e di evitare che prospettive, angolazioni, illuminazione o condizioni differenti possano alterare la percezione del risultato. È un aspetto apparentemente tecnico, ma importante per mantenere un approccio rigoroso e professionale alla valutazione degli esiti.
Una meta-analisi pubblicata nel 2025 sulla rivista Body Image, che ha preso in esame 83 studi per un totale di 55.440 partecipanti, ha evidenziato un’associazione significativa tra una maggiore tendenza al confronto sociale online e maggiori preoccupazioni relative alla propria immagine corporea, oltre che una minore percezione positiva del proprio corpo. In altre parole, più ci confrontiamo con gli altri attraverso le immagini, maggiore può diventare la distanza percepita tra come siamo e come pensiamo di dover essere.
E quando entra in gioco la chirurgia estetica?
È proprio qui che il tema diventa particolarmente delicato: desiderare di migliorare un aspetto del proprio corpo non significa necessariamente avere un problema di autostima o essere condizionati dai social. La chirurgia estetica può essere una scelta personale, legittima e consapevole, quando nasce da una motivazione stabile, da aspettative realistiche e dalla volontà di migliorare qualcosa che realmente non ci fa stare bene.
«La domanda che rivolgo sempre ai miei pazienti non è soltanto “che cosa vorrebbe cambiare?”, ma anche “perché lo vorrebbe cambiare?” – racconta Troisi –. È importante capire se quel desiderio esiste da tempo oppure se è comparso improvvisamente dopo aver visto una determinata immagine, ricevuto un commento o essersi confrontati ripetutamente con qualcuno sui social.
Un dato particolarmente interessante arriva da uno studio longitudinale pubblicato nel 2024 su Body Image. I ricercatori hanno seguito per sei mesi un gruppo di giovani donne e hanno osservato che una maggiore esposizione iniziale agli ideali estetici veicolati dai social media era associata, al follow-up, a una maggiore considerazione della chirurgia estetica. Si tratta di un risultato interessante perché suggerisce una possibile relazione temporale, ma non dimostra che i social siano da soli la causa del desiderio di sottoporsi a un intervento. Non dobbiamo demonizzare i social né pensare che chi desidera un intervento estetico sia necessariamente vittima dei social media. La scelta di sottoporsi a un intervento nasce dall’interazione di molti fattori. Il nostro compito di specialisti è distinguere un desiderio consapevole e realistico da un’aspettativa che potrebbe essere irrealistica o legata a un confronto continuo con modelli difficili, se non impossibili, da raggiungere».
Il fenomeno dei “volti Instagram”
C’è poi un aspetto particolarmente interessante: alcuni pazienti arrivano in studio mostrando al chirurgo una fotografia e chiedendo di ottenere esattamente quel risultato. Può essere una fotografia di un personaggio famoso, di un influencer o, sempre più spesso, una propria fotografia modificata attraverso un filtro.
«È un fenomeno che dobbiamo osservare con attenzione – spiega il dott. Troisi –. Una simulazione digitale può essere utile per discutere con il paziente di un possibile risultato, ma non deve trasformarsi in una promessa. Un volto reale non è un’immagine bidimensionale e non può essere semplicemente “corretto” come una fotografia.
Ogni volto ha caratteristiche proprie: struttura ossea, qualità della pelle, proporzioni, espressioni, simmetrie e asimmetrie naturali. E soprattutto, un risultato armonico non significa necessariamente un volto perfetto. La chirurgia plastica, infatti, non dovrebbe avere l’obiettivo di rendere tutti uguali. Al contrario, deve valorizzare le caratteristiche individuali, cercando un equilibrio che sia coerente con il volto e con la persona».
Prima di cambiare qualcosa, proviamo a guardarci senza filtri
Il percorso con il chirurgo dovrebbe iniziare molto prima della sala operatoria: un consulto serio non è semplicemente il momento in cui si decide quale procedura eseguire, è innanzitutto un momento di ascolto.
«Dobbiamo capire che cosa il paziente vede, che cosa desidera realmente e quali sono le sue aspettative. Ma dobbiamo anche spiegare che cosa è possibile ottenere e che cosa invece non lo è. Un buon risultato chirurgico nasce dall’incontro tra il desiderio della persona e ciò che è realisticamente possibile fare».
Ed è proprio per questo che, quando si prende in considerazione un intervento di chirurgia estetica, la scelta del professionista e della struttura sanitaria è parte integrante della sicurezza del percorso.
«La chirurgia estetica è chirurgia a tutti gli effetti e, come tale, richiede la stessa attenzione, preparazione e consapevolezza di qualsiasi altro intervento chirurgico – ricorda Troisi –. Non dovrebbe essere considerata una semplice prestazione di bellezza. È fondamentale rivolgersi a un chirurgo qualificato e a una struttura sanitaria autorizzata, adeguatamente organizzata per garantire sicurezza, appropriatezza e assistenza anche nel periodo successivo all’intervento».
Prezzo, offerte promozionali, numero di follower o immagini “prima e dopo” pubblicate sui social non dovrebbero quindi essere i principali criteri di scelta. È molto più importante verificare chi eseguirà l’intervento, quale sia la sua formazione e specializzazione, dove verrà effettuato e quali garanzie assistenziali siano previste prima, durante e dopo la procedura.
«Il paziente deve sentirsi libero di fare domande e di prendersi il tempo necessario per decidere – aggiunge Troisi –. Un professionista serio deve essere disponibile a spiegare benefici, limiti, possibili complicanze e alternative e, quando ritiene che un intervento non sia indicato o che le aspettative non siano realistiche, deve anche saper dire di no».
Prima di un intervento estetico: 4 domande da farsi
- Da quanto tempo desidero questo cambiamento?
Un desiderio stabile nel tempo è diverso da una decisione nata improvvisamente dopo aver visto un’immagine o un filtro.
- Sto cercando di migliorare un aspetto che non mi piace o di assomigliare a qualcun altro?
Il confronto con modelli estetici irrealistici può modificare la percezione di ciò che consideriamo “normale”.
- Ho aspettative realistiche?
Un buon percorso chirurgico parte dalla conoscenza dei propri desideri, ma anche dei propri limiti anatomici e delle reali possibilità dell’intervento.
- Mi sto rivolgendo a un professionista qualificato e a una struttura sanitaria adeguata?
Prima di scegliere, è importante informarsi sulla formazione e competenza del chirurgo, sulla struttura in cui verrà eseguito l’intervento e sulle modalità di assistenza e follow-up previste.