Skip to main content
Blog – Gruppo MultiMedica

Che cos’è l’ipertensione?

Che cos’è l’ipertensione?

L’ipertensione arteriosa è una condizione caratterizzata dall’eccessiva pressione del sangue nelle arterie, determinata dalla quantità di sangue che viene pompata dal cuore e dalla resistenza delle arterie al flusso del sangue. La sua prevalenza e incidenza aumentano con l’età e, nelle donne, è più frequente dopo la menopausa, è il principale fattore di rischio cardiovascolare correggibile e interessa una persona su 4 in età adulta e oltre 1 su 2 in età avanzata.

Un fattore di rischio da non sottovalutare

L’ipertensione arteriosa è un fattore di rischio per malattie cardiocerebrovascolari e renali. La diagnosi precoce di ipertensione e la sua appropriate terapia sono molto importanti per prevenire danni cardiovascolari e renali, e in particolare malattie come:

  • angina pectoris
  • infarto miocardico
  • ictus cerebrale
  • scompenso cardiaco
  • morte improvvisa
  • disturbo cognitivo e demenza
  • insufficienza renale

Vi sono tre forme di ipertensione:

  • ipertensione sistolica isolata, quando solo la pressione massima è aumentata
  • ipertensione diastolica isolata, quando sono alterati i valori della pressione minima
  • ipertensione sisto-diastolica, la forma più frequente, quando entrambi i valori di pressione (minima e massima) sono superiori alla norma.

Per effetto dell’invecchiamento e della perdita di elasticità delle arterie, gli anziani soffrono più spesso di ipertensione arteriosa sistolica isolata, con valori di pressione massima anche molto elevati e bassa pressione minima. Le forme di ipertensione diastolica isolata, al contrario, sono più frequenti nei soggetti più giovani.

Le cause dell’ipertensione

L’ipertensione arteriosa può essere definita primaria o secondaria. L’ipertensione arteriosa primaria o essenziale rappresenta circa il 95% dei casi di ipertensione e non vi è una singola causa ben precisa che possa essere identificata e curata. I valori elevati di pressione arteriosa, in genere, sono il risultato dell’alterazione di meccanismi regolatori complessi come il sistema nervoso autonomo e le sostanze ormonali che hanno effetto sul cuore, sulla dilatazione e costrizione vascolare e sul volume di sangue circolante.
Nel restante 5% dei casi, invece, l’ipertensione viene definita secondaria ed è la conseguenza di una malattia congenita o acquisita che può interessare i reni o i surreni o i vasi arteriosi o il cuore.

In questi casi, l’individuazione e la rimozione della causa possono consentire la cura dell’ipertensione. L’ipertensione secondaria può essere osservata anche in soggetti giovani ed è difficile da controllare dall’uso di farmaci.
Va ricordato che in alcuni casi l’aumento dei valori di pressione arteriosa deriva dall’uso o dall’abuso di alcune sostanze tra cui, liquirizia, spray nasali, cortisone, pillola anticoncezionale e sostanze illecite, come cocaina e amfetamine. In questi casi, sospendendone l’assunzione, i valori pressori possono tornare alla normalità.

I sintomi dell’ipertensione

Nella maggior parte dei casi l’aumento dei valori di pressione non è accompagnato da sintomi specifici. Questo perché l’organismo tende ad abituarsi ai valori alterati e non manda dei segnali al paziente. Infatti, anche in presenza di valori assai elevati le persone affette da ipertensione nella maggior parte dei casi non lamentano sintomi.

I sintomi più comuni legati all’ipertensione non sono appunto aspecifici e pertanto possono essere imputati a condizioni diverse e quindi sottovalutati. I sintomi più comuni sono:

  • Mal di testa, specie al mattino.
  • Sensazione di stordimento e vertigini.
  • Ronzii nelle orecchie (acufeni, tinniti).
  • Alterazioni della vista (visione offuscata, o sensazione di puntini luminosi davanti agli occhi).
  • Nei casi di ipertensione secondaria, ai sintomi aspecifici possono associarsene altri, più specifici, dovuti alla malattia di base.
  • Proprio perché non ci sono sintomi specifici, controllare periodicamente la pressione arteriosa è fondamentale per porre una diagnosi precoce di ipertensione e iniziare un trattamento che possa prevenire le complicazioni a carico degli organi bersaglio.

Fattori di rischio

I fattori di rischio che possono favorire la comparsa di ipertensione sono:

  • Familiarità: ovvero la presenza, tra i familiari più vicini, di soggetti ipertesi.
  • Età: la pressione arteriosa aumenta con l’avanzare dell’età, per effetto dei cambiamenti che si verificano a carico dei vasi arteriosi, che, invecchiando, diventano più rigidi.
  • Sovrappeso: sovrappeso e obesità, si associano ad un incremento dei valori pressori. Questa condizione è molto legata allo stile di vita, infatti è sempre auspicabile avere una corretta alimentazione per prevenire un eccessivo aumento di peso.
  • Diabete: questa condizione si associa spesso ad un incremento della pressione arteriosa, aumentando ulteriormente in modo significativo il rischio di malattie cardiovascolari.
  • Fumo: il fumo di sigaretta altera rapidamente i valori di pressione arteriosa (dopo aver fumato, la pressione resta più alta per circa mezz’ora); a questo, si associano i danni cronici che il fumo induce sui vasi arteriosi.
  • Disequilibrio di sodio e potassio: mangiare cibi troppo salati e, in generale, una dieta troppo ricca di sodio o troppo povera di potassio, possono favorire la comparsa di ipertensione arteriosa.
  • Alcool: un consumo eccessivo di alcolici può contribuire all’innalzamento dei valori pressori.
  • Stress: lo stress sia fisico che mentale contribuisce alla comparsa e al mantenimento di valori di pressione più alti. Questo spiega, per esempio, perché i valori di pressione aumentino durante esercizio fisico o in situazioni di angoscia o paura.
  • Sedentarietà: l’attività fisica moderata e costante favorisce la riduzione dei valori pressori e migliora le prestazioni fisiche contribuendo anche alla diminuzione del grasso corporeo.

La diagnosi

La misurazione della pressione arteriosa viene espressa attraverso due valori, la pressione sistolica (massima) e la pressione diastolica (minima), in relazione al fatto che il muscolo cardiaco si contrae
(sistole) e si rilassa (diastole) tra un battito e l’altro.
Per gli adulti i valori di pressione arteriosa devono essere inferiori a 140/90 mm Hg, e quindi si parla di ipertensione se questi valori sono costantemente superiori alla norma. Il modo migliore per diagnosticare la presenza di ipertensione è misurare con frequenza il valore della pressione arteriosa, in modo da individuare precocemente il problema e procedere con il trattamento.
Posta la diagnosi, dopo ripetute corrette misurazioni, è necessario poi sottoporsi a tutti quegli esami che permettono di capire se l’ipertensione ha già fatto o meno dei danni a vasi, cuore, reni. Ciò permetterà al medico di definire il profilo di rischio cardiovascolare del paziente, trovare un’eventuale alterazione e procedere con la terapia antiipertensiva più adatta.

I trattamenti

Come prevenire e curare l’ipertensione
La cura per l’ipertensione si basa su un corretto stile di vita e, se necessario e come spesso accade, l’uso di farmaci.
L’obiettivo è ovviamente quello di ridurre i valori pressori al di sotto di 140/90 mmHg, meglio se inferiori a 130/80 mmHg.

Ecco un elenco di cosa è necessario fare:

  •  Dieta povera di sale (non più di 5 grammi al giorno).
  •  Attività fisica moderata e costante (almeno trenta minuti al giorno).
  • Controllo del peso corporeo.
  • Astensione da fumo di sigaretta.
  • Consumo assai limitato di alcolici.

Uno stile di vita sano non esclude il fatto che in molti casi sia necessaria anche una terapia farmacologica.
I farmaci di cui disponiamo sono molti, ed agiscono sul controllo della pressione arteriosa con meccanismi diversi; sono tutti efficaci e sicuri, e la scelta del tipo di antiipertensivo da utilizzare viene fatta dal medico sulla scorta della storia del paziente e della presenza di altre patologie associate.
In alcuni pazienti l’uso di un solo antiipertensivo è sufficiente per normalizzare la pressione arteriosa, ma nella maggior parte dei casi è necessario ricorrere all’associazione di più farmaci, che agendo con meccanismi diversi favoriscono il controllo della pressione.

Dover assumere più antiipertensivi non significa necessariamente avere un’ipertensione più grave: si deve anche considerare che ogni paziente può rispondere in modo diverso alle singole terapie. Per questo, trovare il o i farmaci efficaci e meglio tollerati può richiedere un po’ di tempo. E può anche succedere che dopo anni di terapia, un paziente richieda l’aggiunta o la sostituzione di un farmaco: non è generalmente espressione di una
perdita di efficacia dell’antiipertensivo, ma è la conseguenza delle modificazioni nel tempo dei meccanismi di controllo della pressione del sangue.

In alcuni pazienti, l’utilizzo anche di 3-4 farmaci antiipertensivi a dosaggio pieno non è sufficiente a controllare la pressione arteriosa; si parla, in questi casi, di ipertensione arteriosa resistente.

Recentemente sono state proposte nuove terapie non farmacologiche per il trattamento di queste forme di ipertensione arteriosa (in particolare la denervazione delle arterie renali).

Farmaci antiipertensivi:

  • ACE inibitori, antagonisti del recettore per l’angiotensina II o sartani, inibitori diretti della renina (molto meno utilizzati): abbassano la pressione interferendo con la produzione di alcune sostanze circolanti che costituiscono il cosiddetto sistema renina-angiotensina- aldosterone. Ogni classe di farmaci è attiva in un punto diverso di questo sistema.
  • Calcio antagonisti: controllano la pressione inducendo vasodilatazione arteriosa attraverso il blocco dell’ingresso di calcio nelle cellule vascolari.
  •  Diuretici: aiutano l’organismo a eliminare acqua e sodio.
  • Beta bloccanti: agiscono a livello dei meccanismi nervosi di controllo periferico della pressione arteriosa (bloccano i recettori che mediano la risposta della stimolazione nervosa).
  •  Alfa1 bloccanti e Simpaticolitici ad azione centrale sono altri farmaci disponibili, ma vengono assai meno utilizzati perché le dimostrazioni di efficacia sono più scarse o perché la loro tollerabilità non di rado è minore.

 

Il Prof. Enrico Agabiti Rosei, Professore Emerito di Medicina Interna dell’Università di Brescia e consulente scientifico per l’Ipertensione Arteriosa del Gruppo MultiMedica, ci fornisce 5 semplici consigli utili per I pazienti ipertesi.

Ecco alcune informazioni da tenere presenti per la gestione dell’ipertensione arteriosa.

Come monitorare la pressione arteriosa?

  • Misura spesso la pressione arteriosa. La pressione è molto variabile, è influenzata da eventi esterni, dallo stato emotivo, dall’attività fisica e può cambiare persino da battito a battito. Per questo motive, una rilevazione di pressione alta non significa necessariamente essere ipertesi. I valori pressori devono essere misurati spesso dal medico curante per porre una diagnosi precisa di ipertensione. Molto utile è anche l’automisurazione della pressione a domicilio con apparecchi validati al braccio che permettono di avere diverse misurazioni nell’arco della giornata.
  • Misuro la pressione e inizio ad assumere farmaci. Però, se la pressione arteriosa non è molto elevata, la prima terapia è migliorare lo stile di vita: poco sale, esercizio fisico moderato, (ad esempio camminare tutti i giorni 30-40 minuti a passo veloce, dimagrire se in sovrappeso, abolire o limitare molto gli alcolici ’. Soprattutto ….. non fumare!
  •  Ho mal di testa, trovo un valore di pressione sopra la norma e assumo subito un farmaco. Non è proprio così, perché la pressione varia molto nella giornata e non possiamo decidere l’assunzione della terapia sulla base di una sola misurazione. Deciderà il medico.
  • Solo se la pressione arteriosa è molto bassa (pressione massima inferiore a 100 mmHg) ha senso non assumere la terapia e parlarne al medico. Altrimenti, avanti con la terapia fino alla prossima visita
  • Sono un iperteso anziano e mi gira la testa quando mi alzo in piedi. Fai presente il sintomo al tuo medico e richiedi la misurazione della pressione in posizione sdraiata ed in posizione eretta alla ricerca della “ipotensione ortostatica”. In molti anziani, soprattutto in estate, e anche nei diabetici la pressione può abbassarsi molto quando ci si alza…. Ancora pochi medici misurano la pressione in piedi ai loro pazienti.
  • Controlla non solo la pressione. Se trovi valori elevati di pressione arteriosa controlla anche: glicemia, colesterolo “buono e cattivo”, trigliceridi, creatinina, sodio, potassio, acido urico. Spesso i fattori di rischio cardiovascolare sono associati tra loro.

Nel Dipartimento Cardiovascolare, diretto dal dr. Roberto Pedretti, esiste grande sensibilità nella diagnosi e trattamento dell’ipertensione arteriosa, al fine di ottimizzare la prevenzione delle malattie cardiovascolari, o una loro evoluzione sfavorevole con il manifestarsi di condizioni cliniche quali lo scompenso cardiaco o l’infarto miocardico.

Potrebbe interessarti