Il pagellone semiserio del torneo MultiMedica
Un torneo si può raccontare con il risultato finale, con i gol o con le azioni decisive. Oppure si può scegliere una strada un po’ diversa.
Nascono così le nostre pagelle semiserie: uno sguardo ironico sui protagonisti della giornata, tra prestazioni, episodi memorabili, spirito di squadra e qualche inevitabile sfottò.
Voti, soprannomi e giudizi da prendere con il sorriso, per rivivere il torneo da un punto di vista decisamente meno ufficiale.
IL GUANTO D’ORO
Franco Morabito — Voto 8
Lodevole la prestazione dei tre portieri, ma la menzione speciale va senza dubbio a lui.
Dall’alto dei suoi anni, ci si aspettava una prestazione pacchiana, fatta di papere, tuffi impietosi e palloni raccolti nella rete degna di un pensionato alle prese con la raccolta differenziata. E invece no: Morabito sorprende tutti e si dimostra un portiere inaspettatamente affidabile.
Tante parate, qualche intervento decisivo e soltanto qualche piccolo errore, probabilmente dovuto alla vista ormai non proprio da falco. Nonostante una cataratta che ormai potrebbe essere inserita tra i giocatori in distinta, si tuffa, si allunga e riesce a neutralizzare gran parte dei tiri.
Prestazione solida, insomma. A questo punto, per migliorare ulteriormente, non resta che una visita oculistica in MULTIMEDICA: con due decimi in più potrebbe addirittura iniziare a vedere la palla prima che entri.
Nota positiva: para quasi tutto.
Nota negativa: non è ancora chiaro se abbia parato i tiri o se semplicemente non li abbia visti arrivare.
IL FANTASISTA
Francesco Langella — Voto 10
Prestazione da 10, come il numero che porta sulle spalle. Sempre decisivo, mai banale e con quella fastidiosa abitudine di trasformare ogni pallone in qualcosa di spettacolare.
Tifosissimo del Napoli, non poteva che ispirarsi al Pibe de Oro. E infatti, decide di ripercorrerne le gesta: prima prova a segnare con la mano, proprio come Maradona contro l’Inghilterra. Solo che Diego ci riuscì, Langella ci ha messo talmente tanta convinzione che per un attimo sembrava avesse scambiato il calcio per la pallavolo.
Ma il fantasista non si arrende: dopo aver fallito la Mano de Dios, decide di affidarsi ai piedi e tira fuori una rovesciata da applausi.
La reincarnazione del Pibe de Oro, con una piccola differenza: Maradona aveva segnato, LANGELLA deve passare dalla chirurgia della mano.
Il numero 10 non è una maglia: è una responsabilità. E Diego Armando LANGELLA se l’è presa tutta… soprattutto con le mani.
IL MURO
Colla o per meglio dire Claudio Rui Colla – Voto 7
Anche da Colla, un po’ come Morabito, ci si aspettava una prestazione non proprio all’altezza. E non solo per l’età avanzata, ma anche per una statura che non lo aiuta esattamente a sembrare un muro invalicabile.
E invece parte subito forte: convinto, deciso e pronto a buttarsi su ogni pallone come se fosse l’ultima partita della carriera.
Peccato che, col passare dei minuti, quel muro inizi lentamente a sgretolarsi. Prima una crepa, poi un’altra; parte da muro portante e finisce più che altro come parete divisoria dell’IKEA: presente, ma facilmente spostabile.
Capito che dietro ormai c’era più spazio che in autostrada, decide saggiamente di cambiare posizione e avanzare. Davanti ritrova nuova vita, mettendo a segno anche qualche bel gol, purtroppo più utile al suo tabellino personale che alla causa della squadra.
La cosa migliore, però, rimane lo spirito con cui affronta ogni partita ed evento: sempre col sorriso, sempre pronto a giocare e soprattutto sempre pronto a dimostrare che l’età è solo un numero… anche quando quel numero inizia a essere preoccupante.
ARBITRO
Giuseppe Veltri — Voto 10
A dirigere il triangolare è stato il signor Veltri, della sezione di Saronno, coadiuvato da nessuno, perché evidentemente gli assistenti erano considerati un lusso non necessario.
Si presta gratuitamente a questo ingrato compito, mettendosi a disposizione della competizione senza chiedere nulla in cambio. Almeno ufficialmente.
Perché, secondo alcune voci di corridoio assolutamente non verificabili, negli spogliatoi si parlerebbe di una misteriosa mazzetta proveniente dall’ATLETICO OSG. Una coincidenza curiosa, considerando che proprio nei minuti finali, dopo le insistenti pressioni del REAL MULTILAB, il direttore di gara decide improvvisamente di abbandonare il terreno di gioco prima del fischio finale.
Nessun errore arbitrale da segnalare, quindi.
Semplicemente, aveva già finito il turno.
Pare inoltre che sia uscito dal campo con una certa fretta, stringendo qualcosa sotto la maglietta.
Il contenuto? Nessuno lo sa. Il sospetto? Che il VAR questa volta fosse direttamente nel portafoglio.
Prestazione comunque impeccabile: zero assistenti, zero VAR, zero spiegazioni e un solo obiettivo: arrivare vivo alla fine del torneo.
IL GOLEADOR – IL BOMBER VENUTO DAL MARE
Lorenzo Grossi — Voto 9
Da San Benedetto non arriva soltanto il pesce buono, ma anche il bomber di razza! E Lorenzo Grossi detto Lollo ne è la prova vivente.
Sbarcato al triangolare con la maglia dell’ATLETICO O.S.G., ha portato in campo tutto il meglio della tradizione sambenedettese: grinta, simpatia e un fiuto per il gol che nemmeno il miglior pescatore con il suo sonar!
Lollo è uno di quelli che, quando sente odore di porta, cambia espressione: gli si accende la lampadina, si attiva il radar e parte la caccia al gol.
Non importa se la palla arriva comoda, sporca, rimbalzante o direttamente dal parcheggio: lui ci prova, perché un bomber non aspetta che il pallone gli chieda il permesso!
Tra una giocata e una conclusione, ha dimostrato di avere il vizio del gol e, soprattutto, quella sana ignoranza calcistica che rende il calcio tra amici una cosa meravigliosa. Perché si può anche venire al triangolare per divertirsi, socializzare e fare due risate, ma se sei un attaccante come Lollo, quando la palla arriva in area, il divertimento assume improvvisamente una forma ben precisa: buttarla dentro!
E così, mentre San Benedetto continua a rifornire le tavole di pesce fresco, Lollo si è occupato di rifornire il tabellino dei marcatori.
Un servizio impeccabile, senza bisogno di prenotazione!
FAIR PLAY — Voto 8
Il torneo nasce con uno spirito nobile: amicizia, sport e divertimento.
Dopo circa tre minuti, però, viene ufficialmente dichiarata la legge marziale.
Un fallo laterale diventa una questione di Stato, un contrasto a centrocampo scatena un’inchiesta parlamentare e per un fallo non dato si rischia seriamente di convocare il Tribunale dell’Aia.
Tutti contro tutti: giocatori, arbitro, avversari e, per sicurezza, anche il custode del campo.
C’è chi protesta, chi gesticola, chi ricostruisce l’azione fotogramma per fotogramma e chi sostiene di avere le immagini satellitari del fallo.
Per qualche minuto sembra di assistere alla nascita di una nuova guerra.
Poi finisce il torneo.
Si va al ristorante e, davanti alla prima birra, accade il miracolo: amnistia generale.
D’altro canto, quando c’è un torneo c’è agonismo e quando c’è agonismo il Fair Play va momentaneamente in ferie.
Ma alla fine della partita arriva la pace: una stretta di mano, un “bravo” all’avversario e tutti a bere.
Il vero Fair Play quindi non è scomparso: si è semplicemente trasferito al bar.