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Blog – Gruppo MultiMedica

Uomini e salute del cuore: perché la prevenzione non può aspettare

Le malattie cardiovascolari possono svilupparsi per anni senza dare segnali evidenti e negli uomini il rischio tende a emergere prima che nelle donne. Ne parliamo con il Prof. Francesco Bandera, Direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia dell’IRCCS MultiMedica, per capire quali sono i fattori da non sottovalutare, quali controlli fare e come proteggere il cuore nel tempo.

Prof. Bandera, le malattie cardiovascolari sono ancora tra le principali cause di morte nel mondo. È vero che gli uomini si ammalano prima delle donne?

Sì, in media gli uomini sviluppano la malattia cardiovascolare aterosclerotica prima delle donne, soprattutto nella mezza età. È una differenza che dipende da diversi fattori, biologici e comportamentali. Gli ormoni sessuali femminili, in particolare gli estrogeni prima della menopausa, contribuiscono a creare un contesto metabolico e vascolare generalmente più favorevole. Peraltro, quando la patologia cardiovascolare colpisce le donne tende a manifestarsi con quadri clinici atipici o più sfumati che, talvolta, ritardano l’accesso alle cure.  Questa protezione, tuttavia, non è assoluta e tende a ridursi con l’avanzare dell’età.

È importante non interpretare questa differenza come una garanzia per le donne o come un destino inevitabile per gli uomini. Il rischio individuale dipende da molti elementi: pressione arteriosa, colesterolo, glicemia, fumo, peso corporeo, attività fisica, familiarità e condizioni cliniche personali.

Quanto conta la prevenzione, soprattutto tra i 35 e i 50 anni?

Conta moltissimo, proprio perché il rischio può aumentare gradualmente senza manifestazioni evidenti. Pressione alta, colesterolo elevato e alterazioni della glicemia possono rimanere a lungo asintomatici, mentre contribuiscono nel tempo al danno delle arterie e allo sviluppo dell’aterosclerosi.

Non bisogna aspettare di avere un dolore al petto o di sentirsi meno in forma per occuparsi del cuore. La prevenzione dovrebbe iniziare già in età adulta, con controlli proporzionati alla propria situazione e un confronto con il medico. In presenza di familiarità per eventi cardiovascolari precoci, fumo, ipertensione, diabete o altri fattori di rischio, può essere opportuno approfondire prima e con maggiore attenzione.

Perché, allora, molti uomini tendono a trascurare i controlli?

Non esiste una sola ragione. In alcuni casi pesa la convinzione di stare bene perché non si avvertono sintomi; in altri, gli impegni lavorativi e familiari portano a rimandare gli appuntamenti medici. Possono incidere anche abitudini culturali che associano la forza alla capacità di resistere e di non chiedere aiuto.

Ma sentirsi bene non significa necessariamente essere privi di fattori di rischio. La pressione arteriosa può essere elevata senza provocare disturbi, così come il colesterolo può superare i livelli raccomandati senza dare alcun segnale. Misurarli è semplice, ma può fare una differenza importante nel definire il percorso di prevenzione.

Quali sono i controlli fondamentali per cominciare a proteggere il cuore?

Il primo passo è una valutazione del rischio cardiovascolare complessivo, che non si limita a un singolo valore. In genere è utile controllare la pressione arteriosa, il profilo lipidico – in particolare il colesterolo LDL – e la glicemia, oltre a valutare peso corporeo, circonferenza addominale, abitudine al fumo, attività fisica e familiarità. Dobbiamo abbandonare la visione “a compartimenti” ed abbracciare una gestione integrata e trasversale dei fattori di rischio cardiovascolare.

Sulla base di questi elementi, il medico può stabilire se siano sufficienti interventi sugli stili di vita o se siano necessari ulteriori accertamenti e, quando indicato, una terapia. Non tutti hanno bisogno degli stessi esami: la scelta deve essere personalizzata e non coincide con l’esecuzione indiscriminata di test cardiologici.

Il rischio cardiovascolare si può valutare anche quando non si è mai avuta una malattia cardiaca?

Certamente. È proprio questo l’obiettivo della prevenzione primaria: identificare le persone che non hanno ancora avuto eventi cardiovascolari e intervenire sui fattori di rischio prima che si manifestino complicanze.

In questa prospettiva si inserisce CVrisk-IT, un importante progetto nazionale di ricerca sulla prevenzione cardiovascolare primaria al quale aderisce anche MultiMedica. Il progetto offre ai cittadini eleggibili la possibilità di contribuire alla ricerca e di intraprendere un percorso di valutazione del rischio e di promozione di stili di vita favorevoli alla salute cardiovascolare.

Per chi non ha mai avuto una diagnosi cardiovascolare, conoscere il proprio profilo di rischio può rappresentare un’occasione concreta per intervenire tempestivamente. L’adesione al progetto è soggetta a specifici criteri di eleggibilità e alle modalità previste dal protocollo.

E per chi ha già avuto un infarto o presenta una malattia coronarica? La prevenzione resta altrettanto importante?

È fondamentale. In questi casi parliamo di prevenzione secondaria: l’obiettivo è ridurre il rischio di nuovi eventi, rallentare la progressione della malattia e preservare la qualità e l’aspettativa di vita. Dopo un evento coronarico, il percorso di cura non si conclude con il trattamento dell’episodio acuto. È necessario continuare a controllare i fattori di rischio, seguire le terapie prescritte, adottare stili di vita adeguati e sottoporsi ai controlli indicati. L’aderenza alle cure è un elemento decisivo: sospendere autonomamente i farmaci o trascurare il follow-up può compromettere i benefici raggiunti.

È in questo ambito che si colloca anche CoroPrevention, il progetto di ricerca europeo, cui partecipa anche MultiMedica, dedicato alla prevenzione secondaria e alla gestione del rischio nei pazienti con malattia coronarica. L’approccio è quello di una presa in carico strutturata, che mette al centro il paziente e il controllo nel tempo dei fattori che possono favorire nuovi eventi.

Qual è la differenza tra CVrisk-IT e CoroPrevention?

Rispondono a due esigenze complementari. CVrisk-IT si rivolge alla prevenzione primaria, cioè alla valutazione e alla riduzione del rischio in persone che non hanno ancora una malattia cardiovascolare diagnosticata e che soddisfano i criteri previsti dal progetto.

CoroPrevention riguarda invece la prevenzione secondaria: accompagna le persone che hanno già una malattia coronarica in un percorso volto a ridurre il rischio residuo e a prevenire nuove complicanze.

In entrambi i casi, il principio è lo stesso: la prevenzione non è un intervento occasionale, ma un percorso che richiede consapevolezza, continuità e collaborazione tra paziente e professionisti sanitari.

Quanto incidono gli stili di vita sul rischio cardiovascolare?

Incidono in modo significativo e rappresentano una parte essenziale della prevenzione, sia primaria sia secondaria. Non fumare, svolgere attività fisica con regolarità, seguire un’alimentazione equilibrata, mantenere un peso adeguato e dormire a sufficienza contribuisce a proteggere il sistema cardiovascolare. Per gli adulti, le raccomandazioni generali indicano almeno 150 minuti di attività fisica aerobica moderata alla settimana, oppure una quantità equivalente di attività più intensa, adattando sempre l’esercizio alle condizioni individuali. Anche piccoli cambiamenti, se mantenuti nel tempo, possono essere utili.

Lo stile di vita, però, non sostituisce automaticamente le terapie quando queste sono necessarie. Chi ha già una patologia cardiovascolare deve concordare con il proprio medico le attività e gli obiettivi più appropriati.

Quali sintomi non devono essere sottovalutati?

Non esistono sintomi specifici ed esclusivi della patologia coronaria o cardiovascolare in generale. Tuttavia, un dolore o una sensazione di oppressione al torace, soprattutto se associati a difficoltà respiratoria, sudorazione fredda, nausea o malessere improvviso, rappresentano i segnali più frequenti di un evento cardiaco acuto. Il fastidio può irradiarsi a un braccio, alla schiena, alle spalle, al collo o alla mandibola. Anche un affanno nuovo o insolito, una riduzione marcata della tolleranza allo sforzo o palpitazioni associate a malessere meritano una valutazione medica. I sintomi non sono sempre uguali in tutte le persone e non è possibile stabilire a distanza se siano di origine cardiaca. Impariamo ad ascoltare il nostro corpo, soprattutto quando si presentano sintomi o disturbi per la prima volta.

Professore, se dovesse lasciare un messaggio agli uomini che leggono questa intervista, quale sarebbe?

Non aspettate che il cuore vi chieda attenzione attraverso sintomi eclatanti. La prevenzione cardiovascolare, infatti, non è un insieme di raccomandazioni da applicare quando si ha tempo, ma una strategia clinica che deve iniziare prima che la malattia si manifesti e proseguire nel tempo. Oggi disponiamo di strumenti per identificare il rischio, intervenire sui fattori modificabili e, nei pazienti che hanno già avuto un evento, ridurre la probabilità che si ripeta. La sfida è trasformare queste conoscenze in comportamenti e percorsi di cura concreti, perché il successo della cardiologia non si misura soltanto nella capacità di trattare un evento acuto, ma anche nella possibilità di prevenirlo. Perdipiù, gli stili di vita corretti dal punto di vista cardiovascolare contribuiscono significativamente anche al nostro benessere psico-fisico aiutandoci a stare bene nel cuore e nella mente.

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