Skip to main content
Blog – Gruppo MultiMedica

Vitamina D: conosciamola meglio

La carenza di vitamina D è un problema di salute globale causato principalmente da un’insufficiente esposizione alla luce solare che è in grado di trasformarla nella forma biologicamente attiva (calcitriolo). Nel mondo, è stimato che circa 1 miliardo di persone ha carenza o insufficienza di vitamina D, in particolare negli anziani.

La vitamina D comprende una serie di composti liposolubili denominati secosteroidi, che possiedono una attività specifica indispensabile per l’assorbimento intestinale di minerali quali calcio, magnesio, fosfato, oltre ad altre importanti funzioni. A livello endocrino, la vitamina D svolge un ruolo primario nel mantenimento della concentrazione di calcio e fosforo nel sangue, e indirettamente contribuisce alla regolarizzazione della mineralizzazione delle ossa.
I composti più importanti di questo gruppo sono la vitamina D2 (ergocalciferolo), che si ottiene da lieviti e piante e la vitamina D3 (colecalciferolo), ottenuto dalla dieta attraverso l’ingestione di prodotti contenenti vitamina D o arricchiti di vitamina D. Tuttavia, la fonte primaria di vitamina D3 (80-90% delle riserve corporee) viene generata a livello cutaneo attraverso l’esposizione a radiazioni ultraviolette.
Il colecalciferolo non è biologicamente attivo: le forme D2 e D3 della vitamina D vengono successivamente idrossilate nel fegato per produrre 25-idrossivitamina D (25OHD) che viene ulteriormente idrossilata nel rene per formare calcitriolo, forma biologicamente attiva della vitamina D.
Una carenza di vitamina D è spesso associata a patologie come rachitismo, osteomalacia e osteoporosi ma sono state identificate patologie anche a livello cardiovascolare, respiratorio, gastrointestinale, neurologico, muscolo-scheletrico, metabolico, oncologico e cutaneo.
Diversi studi hanno dimostrato come la vitamina D sia importante per inibire l’anormale crescita cellulare, un aspetto che rende il suo deficit un fattore di rischio per almeno tre dei principali tumori: prostata, seno e colon. Un altro sito d’azione della vitamina D è il sistema immunitario, le cellule deputate a difendere l’organismo dalle infezioni (monociti e macrofagi). Bassi livelli di vitamina D rendono quest’ultime meno efficienti nell’uccidere virus e batteri.
Come precedentemente indicato, le radiazioni solari sono fondamentali per la sintesi della vitamina D a livello cutaneo ma attenzione alla salute della pelle: è sufficiente trascorrere del tempo all’aria aperta, esporsi alla luce solare per 10-15 minuti al giorno per 3 giorni a settimana, ricordandosi di utilizzare sempre creme solari con un adeguato filtro protettivo.
Per quanto riguarda il punto di vista nutrizionale, le migliori fonti di vitamina D disponibili sono l’olio di fegato di merluzzo (90-250 μg / 100 g) e pesci come il salmone (6-10 μg / 100 g) e lo sgombro selvatico (5-8 μg / 100 g). Minori ma comunque importanti fonti di vitamina D sono le uova, la carne, i latticini, i funghi. In caso di deficit, sarà dunque difficile arrivare ai livelli raccomandati con la sola alimentazione, se non ricorrendo all’assunzione di alimenti fortificati con vitamina D. In commercio esistono cibi arricchiti di vitamina D come latte e cereali e anche prodotti da forno come il pane. o con un’integrazione aggiuntiva, particolarmente importante nei soggetti in cui la sintesi endogena non risulti sufficiente a coprire il fabbisogno (il neonato e il bambino fino ai tre anni, l’anziano e la donna in gravidanza, durante l’allattamento e post menopausa).
Gli integratori possono essere utili quando i livelli di vitamina D sono troppo bassi (<12 ng/mL). La somministrazione è raccomandata nei casi di cui sopra e in presenza di specifiche patologie, come l’osteoporosi, sempre solo su indicazione del medico per evitare possibili effetti collaterali (ipervitaminosi).

Il livello ottimale nella popolazione sana si aggira tra i 20 e i 30 ng/mL. In casi a rischio di carenza o ipovitaminosi (ad esempio per i pazienti oncologici, persone affette da diabete di tipo 2, obesità o in terapia per osteoporosi e protezione delle fratture) i livelli ottimali vanno dai 30 ai 50 ng/mL.

Nonostante i numerosi benefici apportati, l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) consiglia un’integrazione con vitamina D solo in presenza di particolari carenze o condizioni. In condizioni di salute normale, è sufficiente seguire un’alimentazione varia ed equilibrata, mentre dei supplementi possono essere necessari in persone che escono poco di casa come neonati ed anziani, soggetti con epatopatia cronica o malattia renale, in terapia steroidea cronica, con sindromi da malassorbimento o severo sottopeso.

 

Stefano Massarini, Biologo Nutrizionista Ospedale San Giuseppe

ALIMENTI CONTENENTI VITAMINA D2 (ergocalciferolo) E VITAMINA D3 (colecalciferolo):

  • Olio di fegato di merluzzo (integratori)
  • Pesci come salmone, tonno, trota, aringhe, sardine, pesce azzurro
  • Tuorlo delle uova
  • Fegato di bovino
  • Latticini e derivati del latte
  • Funghi
  • Verdure a foglia verde come spinaci, erbette, bietole

 

 

Potrebbe interessarti