Quando è iniziata la tua storia con la vela?
Sono nato a pochi metri dal mare e, forse inevitabilmente, la vela è entrata prestissimo nella mia vita. Ho iniziato a insegnarla praticamente prima ancora di saper portare davvero una barca!
Da ragazzo ho navigato sull’Optimist, poi sul Flying Junior, fino ai 16 anni. In quegli anni cominciava a diffondersi il windsurf e sono passato alla tavola a vela. Le prime regate le ho fatte con le cosiddette “tavole grandi”, i mitici Windsurfer blu e rossi di Robbie Naish. Poi le piccole tavole per saltare e insieme a Cesare Cantagalli, Alessandra Sensini e ad altri amici, ho iniziato a girare il mondo alla ricerca delle grandi onde…
La passione per la vela, però, non è mai venuta meno. Sono diventato istruttore FIV su classi olimpiche e, insieme a Cesare Cantagalli e ad altri amici, ho iniziato a girare il mondo alla ricerca delle grandi onde… soprattutto per saltare!
Dallo sport alla Marina Militare: una parentesi che ha avuto anche un sapore internazionale
Dopo l’Università ho trascorso due anni come Ufficiale di Marina. Il sogno era quello di partire con l’Amerigo Vespucci per il giro del mondo, ma la guerra del Golfo cambiò i programmi e mi ritrovai imbarcato sulla Fregata Lupo.
Sono poi arrivati gli anni della specializzazione in Francia e, al ritorno in Italia, ho potuto finalmente riprendere il rapporto con la vela da crociera e da regata.
Qual è stata la prima barca?
La prima è stata un Passatore, una barca da crociera-regata in legno, costruita sul canale che divide Cervia da Milano Marittima.
Poi, nel 2001, è arrivato il Frizzantino, un velocissimo Luffe 40, già campione italiano nel 1999. Con quella barca è iniziata una lunga e intensa stagione agonistica.
È in quel momento che nasce anche la Congrega Velica Bizzantina?
Sì. Ho avuto la fortuna di condividere quegli anni con un gruppo di amici e velisti di grande capacità agonistica. Alla presidenza della Congrega Velica Bizzantina ho vissuto una stagione ricca di regate, trasferte e soprattutto successi, sia in Italia sia all’estero.
Più che un semplice sodalizio sportivo, era un gruppo di amici uniti dalla stessa passione: competere, navigare e stare insieme.
E poi sono arrivate barche sempre più importanti…
Esatto. Dopo il Frizzantino sono arrivati il Città di Ravenna, un Grand Soleil 44R, poi Hublot, un Melges 32, e infine Trilogy, un Felci 52.
Con Trilogy abbiamo partecipato per anni al circuito Rolex, riuscendo a primeggiare in diverse occasioni. Sono state esperienze molto impegnative, ma anche estremamente gratificanti: barche performanti, equipaggi di alto livello e regate in cui ogni dettaglio può fare la differenza.
Qual è stata l’ultima esperienza da armatore?
L’ultima, in ordine di tempo, è stata anche quella che ha richiesto il maggiore sforzo fisico: due stagioni mondiali al timone dell’RS21.
È una barca di appena sette metri, ma capace di arrivare a circa 25 nodi. Una vera macchina da regata, molto tecnica e fisicamente impegnativa. A quel punto ho capito che forse era arrivato il momento di abbandonare l’impegnativo ruolo di armatore.
Ma non quello di velista…
Assolutamente no! Ho semplicemente cambiato prospettiva.
Oggi sono tornato a fare quello che mi piace: regolare le vele. E lo faccio a bordo del Moro di Venezia, una barca che continua a regalare grandi soddisfazioni ed è protagonista, con numerose vittorie, del circuito d’epoca nel Mediterraneo.
Dopo Optimist, Flying Junior, windsurf, grandi onde, Marina Militare, oceani e decine di regate, la storia continua. Solo che, questa volta, guardo il mare da una prospettiva diversa.
Se dovessi riassumere in una frase tutto questo percorso?
Più che un percorso, è stata una serie di occasioni, incontri e barche che mi hanno portato sempre un po’ più avanti. Oggi, dopo tanti anni, sono contento di essere tornato a fare il ‘mozzo’ sul Moro di Venezia.
Alla fine, cambia la barca, cambiano i ruoli, ma la cosa che mi fa stare bene è ancora la stessa: essere in mezzo al mare, con un equipaggio, e solcare le onde.