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Blog – Gruppo MultiMedica

Prostata: superare l’imbarazzo, imparare a prevenire. Quando è il momento di rivolgersi all’urologo?

La salute della prostata è un tema che molti uomini tendono a rimandare, spesso per imbarazzo o perché l’assenza di disturbi viene interpretata come un segnale rassicurante. Eppure, proprio quando ci si sente bene, può essere utile iniziare a occuparsene. Con il Dott. Angelo Naselli, Direttore interpresidio dell’Unità Operativa di Urologia del Gruppo MultiMedica, facciamo chiarezza sui controlli da effettuare, sui campanelli d’allarme da non ignorare e sulle possibilità offerte oggi dalla chirurgia urologica, compresa quella robotica.

Dottor Naselli, perché parlare di salute della prostata significa parlare anche di prevenzione?

Perché la prostata è una ghiandola che cambia nel corso della vita e può essere interessata da patologie diverse, soprattutto con l’avanzare dell’età. Le più frequenti sono l’ipertrofia prostatica benigna, cioè un aumento di volume della ghiandola che può ostacolare la minzione, le infiammazioni e il tumore della prostata.

È importante distinguere queste condizioni, perché hanno cause, manifestazioni e trattamenti differenti. In particolare, il tumore prostatico può svilupparsi anche in assenza di sintomi nelle fasi iniziali. Aspettare che compaiano disturbi, quindi, non è una strategia adeguata per prendersi cura della propria salute.

A che età è consigliabile iniziare a occuparsi della prostata?

Non esiste un’età identica per tutti: contano la storia clinica individuale, l’età e l’eventuale familiarità per il tumore della prostata. In generale, è opportuno cominciare a parlarne con il proprio medico intorno ai 50 anni, anticipando la valutazione, indicativamente dai 40-45 anni, in presenza di fattori di rischio particolari, come un familiare di primo grado che abbia sviluppato la malattia in età relativamente giovane.

La prevenzione non significa sottoporsi indiscriminatamente a tutti gli esami, ma valutare insieme al medico quali controlli siano appropriati e con quale frequenza. È una scelta consapevole, da personalizzare sulla base dei benefici attesi e dei possibili limiti degli accertamenti.

Quali sono i segnali che dovrebbero indurre a consultare un urologo?

I disturbi urinari sono tra i segnali più comuni: bisogno di urinare frequentemente, soprattutto durante la notte, difficoltà a iniziare la minzione, getto debole o intermittente, sensazione di non aver svuotato completamente la vescica. Anche la presenza di sangue nelle urine o nello sperma merita una valutazione medica.

Questi sintomi non indicano necessariamente un tumore: spesso sono legati a condizioni benigne, come l’ipertrofia prostatica. Tuttavia, non vanno trascurati né considerati una conseguenza inevitabile dell’età.

È altrettanto importante ricordare che un tumore della prostata può non dare alcun segnale nelle fasi iniziali. Per questo, accanto all’attenzione ai sintomi, è fondamentale il confronto con lo specialista anche quando ci si sente bene.

Il PSA è sufficiente per capire se la prostata è in salute?

Il PSA, acronimo di antigene prostatico specifico, è una proteina prodotta dalla prostata che può essere misurata attraverso un semplice esame del sangue. È uno strumento importante nella valutazione del rischio di tumore prostatico, ma non è un test diagnostico definitivo.

Il suo valore può aumentare anche in presenza di ipertrofia prostatica benigna, infiammazione o altre condizioni non tumorali. Viceversa, un valore basso non esclude in assoluto la presenza di una neoplasia.

Il risultato va quindi interpretato nel contesto clinico: età, familiarità, eventuali sintomi, andamento dei valori nel tempo e altri elementi possono contribuire alla valutazione. In base al quadro individuale, l’urologo può indicare una visita specialistica, ulteriori esami o, quando necessario, una risonanza magnetica multiparametrica e una biopsia prostatica.

La visita urologica è ancora un ostacolo per molti uomini. Come si può superare l’imbarazzo?

Il primo passo è considerare la visita urologica per quello che è: un normale atto di prevenzione e cura, al pari di un controllo cardiologico o di un esame del sangue. L’imbarazzo è comprensibile, ma non dovrebbe diventare un motivo per rimandare una valutazione importante.

La visita viene condotta nel rispetto della riservatezza e della dignità della persona. Il colloquio permette di ricostruire la storia clinica e di comprendere eventuali disturbi; gli accertamenti vengono scelti in base alle necessità del singolo paziente.

Il consiglio è semplice: non aspettare che un sintomo diventi difficile da gestire e non rinunciare a chiedere chiarimenti per timore o pudore. Informarsi e affrontare apertamente il problema sono già forme concrete di prevenzione.

Se viene diagnosticato un tumore, quali sono le possibilità di cura oggi?

La diagnosi di tumore prostatico non significa automaticamente dover affrontare un intervento chirurgico. La scelta dipende da diversi fattori: caratteristiche biologiche della neoplasia, stadio della malattia, condizioni generali del paziente e aspettative di vita.

In alcuni casi selezionati, quando il tumore presenta caratteristiche di basso rischio, può essere indicata la sorveglianza attiva, che prevede controlli programmati e un monitoraggio accurato. In altre situazioni si valutano trattamenti come la chirurgia o la radioterapia, eventualmente associati ad altre terapie secondo le indicazioni cliniche.

L’obiettivo è individuare il percorso più appropriato per ogni persona, evitando sia trattamenti non necessari sia ritardi nelle situazioni in cui intervenire è importante. Per questo la valutazione specialistica e, quando indicato, il confronto multidisciplinare hanno un ruolo fondamentale.

Oggi si parla sempre più spesso di chirurgia robotica. Che cosa offre al paziente e quando può essere indicata?

La chirurgia robotica rappresenta un’evoluzione della chirurgia mini-invasiva. Il sistema consente al chirurgo di operare attraverso strumenti articolati e una visione tridimensionale ingrandita del campo operatorio, con un controllo molto preciso dei movimenti.

Nel trattamento del tumore prostatico localizzato, quando è indicata la prostatectomia radicale, l’approccio robotico può offrire vantaggi legati alla precisione chirurgica e alla riduzione del trauma sui tessuti. In pazienti selezionati, questo può favorire un recupero postoperatorio più rapido e contribuire alla gestione di aspetti funzionali importanti, come la continenza urinaria e la funzione sessuale. I risultati, tuttavia, dipendono anche dalle caratteristiche della malattia, dalle condizioni del paziente e dall’esperienza dell’équipe: la tecnologia, da sola, non garantisce un esito migliore.

In MultiMedica disponiamo di questa possibilità terapeutica nell’ambito della chirurgia urologica. La scelta della tecnica viene sempre effettuata sulla base delle indicazioni cliniche e dopo aver condiviso con il paziente benefici attesi, rischi e alternative.

Qual è il messaggio che vorrebbe lasciare agli uomini che tendono a rimandare i controlli?

Non aspettate che sia il corpo a costringervi a occuparvi della vostra salute. Prendersi cura della prostata significa imparare ad ascoltare i segnali, conoscere i propri fattori di rischio e confrontarsi con il medico al momento opportuno.

La prevenzione non elimina ogni rischio, ma permette di affrontare le decisioni con maggiore consapevolezza e, quando necessario, di individuare una malattia in una fase in cui le possibilità di trattamento possono essere più favorevoli.

Superare l’imbarazzo è il primo passo. Il secondo è trasformare l’attenzione alla salute in un’abitudine, senza paura ma anche senza sottovalutazioni.

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